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La mediazione internazionale sul futuro del Kosovo registra l'ennesimo fallimento.

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La mediazione internazionale sul futuro del Kosovo registra l'ennesimo fallimento.

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La troika russo-americano-europea, che in questi giorni ha fatto la spola fra Belgrado e Pristina, ha incontrato oggi senza risultati la comunità serba che vive nella provincia a maggioranza albanese. L’obiettivo è trovare una soluzione entro 120 giorni. Il leader della minoranza serba in kosovo Oliver Ivanovic si mostra prudente: “Il gruppo della troika ha un approccio molto equilibrato. Diciamo che c‘è una piccola speranza, anche se molto limitata, di ottenere una soluzione nei prossimi 120 giorni. Il caso tornerà poi al Consiglio di sicurezza dell’Onu, e questa è una garanzia per i serbi e per la Serbia che il diritto internazionale sarà rispettato”.

Ma le posizioni di serbi e albanofoni continuano a sembrare inconciliabili. La cosiddetta “troika” è stata creata dopo che Mosca, alleata tradizionale di Belgrado, ha rifiutato di approvare al Consiglio di sicurezza un piano, appoggiato da Stati Uniti e Unione europea, che prevede per il Kosovo un’indipendenza controllata da una missione internazionale.

Indipendenza che il premier kosovaro Agim Ceku conta di ottenere entro quest’anno, mentre la Serbia propone un’autonomia totale. Il timore è che, se i negoziati durano troppo, Pristina dichiari la secessione unilateralmente. I mediatori non escludono ormai la possibilità di una divisione della provincia, se le parti fossero d’accordo.