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Inquinamento e diritti umani, le ombre sulle Olimpiadi cinesi

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Inquinamento e diritti umani, le ombre sulle Olimpiadi cinesi

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Si chiama inquinamento ed è forse il grattacapo che più preoccupa il comitato olimpico cinese. La nube di biossido di azoto staziona in permanenza sopra Pechino, alimentata dai gas di scarico di automobili e raffinerie. Un pessimo biglietto da visita da presentare agli atleti che parteciperanno ai Giochi. La dirigenza cinese è corsa ai ripari: fabbriche trasferite fuoi città, cannoni per scatenare la pioggia. E da ultimo: una giornata dedicata a piantare alberi mangia smog. “Iniziative come questa sono importanti perché servono a pulire l’aria”, sostiene Jacques Rogge, presidente del comitato internazionale olimpico, esprimendo fiducia in un miglioramento entro l’anno. Un altro punto dolente è quello dei diritti umani e in particolare la causa del Tibet. In India, molti invitano la comunità internazionale a reagire. Mentre diverse ONG denunciano i limiti imposti ai giornalisti. “Penso che il comitato olimpico internazionale abbia una grande responsabilità – sostiene Paul Steiger – deve incoraggiare il governo cinese a onorare i suoi impegni”. Quando ottenne di ospitare i Giochi Olimpici, la Cina si impegnò al rispetto delle libertà fondamentali. Ma secondo molti analisti Pechino non sta mantenendo le pomesse. A farne le spese anche Reporter sans Frontieres. Diversi attivisti sono stati fermati mentre chiedevano la liberazione di centinaia di giornalisti imprigionati per ragioni politiche.