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Le divisioni tra cristiani in Libano

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Le divisioni tra cristiani in Libano

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In un Libano profondamente diviso, ancora una volta i cristiani non parlano ad una sola voce: una lotta fratricida che aggiunge confusione in un paese lacerato tra filo e anti siriani. Il voto di questa domenica, un duello tra due cristiani, è stato la prova generale, prima della vera resa dei conti: le elezioni presidenziali d’autunno. Tradizionalmente infatti in Libano la carica di capo dello stato spetta ad un cristiano maronita. Amin Gemayel, presidente dall’82 all’88, gode del sostegno della coalizione al governo, ostile a Damasco e dei sunniti. Domenica ha cercato di riconquistare il mandato del figlio Pierre, assassinato a novembre. Dietro l’attentato secondo la maggioranza libanese, ci sarebbe la Siria. Ma ad avere la meglio alle urne è stato il candidato presentato da Michel Aoun. Ritornato dopo oltre 10 anni di esilio, Aoun ha stretto un’alleanza discussa con Hezbollah. Una mossa mirata secondo lui ad avvicinare cristiani e musulmani, che gli è costata però un calo in popolarità.

Gemayel e Aoun sono entrambi maroniti, appartengono cioè alla più grande comunità cristiana libanese, che abita soprattutto nel nord e nelle zone miste accanto ai greci cattolici. I cristiani in generale sono la prima comunità confessionale, più numerosi di sciiti, sunniti e drusi. Questa comunità cristiana è già divisa durante la guerra civile, ma non lo sono Amin Gemayel e Michel Aoun. E’ Gemayel nel’88 a nominare il generale Aoun a capo di un governo di transizione. Un anno dopo Michel Aoun lancia la sua guerra di liberazione contro la Siria. Ma fallisce a causa delle violente divisioni tra cristiani, all’apice nel ’90, quando la Siria riprende il controllo del paese. Oggi le divisioni interne ai cristiani possono destabilizzare ulteriormente il Libano. In autunno la maggioranza avrà bisogno dell’opposizione per arrivare ai due terzi necessari per eleggere il presidente. Senza un’intesa, il rischio è una paralisi delle istituzioni.