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Il figlio di Gheddafi rivela: le infermiere bulgare liberate in cambio di armi

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Il figlio di Gheddafi rivela: le infermiere bulgare liberate in cambio di armi

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L’Europa avrebbe ottenuto la liberazione delle infermiere bulgare ventilando alla Libia forniture di armi e il rimpatrio di un presunto terrorista. Almeno è quanto ha detto il figlio di Gheddafi, Seif el-Islam, in un’intervista al quotidiano francese Le Monde. La Francia avrebbe promesso la vendita di missili anticarro Milan, fabbricati da una società partecipata anche dall’italiana Finmeccanica, e di altre armi.

All’indomani del rilascio dei bulgari il presidente francese Nicolas Sarkozy si era immediatamente recato in Libia a concludere un memorandum per la fornitura di un reattore nucleare a uso civile. Parigi ieri per iscritto ha smentito che in quell’occasione sia stato firmato anche un accordo militare, senza però negarne l’esistenza. Alla domanda se la liberazione sia avvenuta grazie a tale accordo Sarkozy ha risposto “No” e ha detto che non c‘è stata “alcuna contropartita”.

In un’altro passaggio dell’intervista il figlio di Muammar Gheddafi ha inoltre legato il buon esito delle trattative alla speranza di un rimpatrio dell’ex agente segreto libico Abdel Basset Ali al-Megrahi, detenuto in Gran Bretagna per l’attentato di Lockerbie del 1988. Un accordo di estradizione fra Tripoli e Londra dovrebbe essere firmato presto. Come atteso, il Regno Unito ha smentito ogni collegamento con il caso delle cinque infermiere bulgare e del medico di origini palestinesi, che sono stati liberati il 24 luglio scorso. I sei avevano passato 8 anni in prigione per l’accusa, da molti ritenuta infondata, di aver inoculato con il virus dell’Hiv centinaia di bambini libici.