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Pat McQuaid, presidente dell'UCI racconta a Euronews la sua verità sugli ultimi eventi nel ciclismo

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Pat McQuaid, presidente dell'UCI racconta a Euronews la sua verità sugli ultimi eventi nel ciclismo

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L’edizione del Tour de France 2007 si è appena conclusa. Mai nella storia dello sport, un evento di questa importanza aveva scatenato tante controversie. Gli scandali che hanno scosso la grande boucle di quest anno hanno portato il ciclismo sotto i riflettori e stavolta gli schizzi di fango che hanno sporcato molti atleti non erano quelli delle strade di Francia. Piuttosto quelli dello scandali doping.
Dopo i fattacci che hanno coinvolto Vinokourov, Rasmussen e tutti gli altri, quale futuro per questo sport? Euronews lo ha chiesto a Pat Mc Quaid dell’Unione Ciclistica internazionale.

Euronews: “L’ultima brutta notizia del tour de France è che un altro big, Iban Mayo, è risultato positivo. Qual è la risposta dell’UCI?”

PM: “Siamo scioccati e delusi del fatto che un’altra stella di questo sport sia risultata positiva. Al contempo questo fatto è la dimostrazione che i controlli funzionano e che chi bara viene beccato e sanzionato”.

Euronews: “Sembra assurdo che oggi qualcuno di così esperto come Mayo si faccia sorprendere con dell’EPO, l’ormone della crescita, nel sangue”.

PM: “Sono d’accordo. Questo dimostra quanto siano irresponsabili queste persone, ma anche l’immensa pressione del Tour de France, la corsa più importante del mondo. Qualsiasi ciclista sogna di imporsi qui. Se è avanti con gli anni ancora di più, perché potrebbe essere l’ultima occasione. Per questo alcuni sono preparati a correre il rischio”.

Euronews: “Ci sono state molte dichiarazioni durante il tour che provano il contrario. Sono parte della strategia dell’ASO per sminuire l’UCI. Altre dichiarazioni sono state frutto dello stress e voglio credere che una volta placati gli animi si capirà che dobbiamo collaborare per il bene di questo sport. Secondo l’UCI, Michael Rasmussen era idoneo a partecipare al tour de France. Che cosa ha rappresentato per voi il fatto che il ciclista fosse escluso dal tour mentre indossava la maglia gialla e stava per vincere la gara?”

Euronews: “È stata una decisione conseguenziale. La sua squadra ha scoperto che Rasmussen non era in Messico come dichiarato, ma si stava allenando in Italia, nelle Dolomiti. A dirlo è stato un ex ciclista e commentatore televisivo, David Cassini, che lo aveva visto. Rasmussen aveva dato informazioni false sia alla squadra che all’UCI su dove si trovasse. Aveva mentito, praticamente barato. Il team non aveva più fiducia in lui e lo ha estromesso dalla gara”.

Euronews: “Nel fine settimana, in televisione, di fronte a milioni di telespettatori, gli organizzatori del Tour hanno definito l’UCI incompetente. Ci sono state delle richieste di vostre dimissioni. Che cosa risponde a critiche del genere?”

PM: “Questa è una cosa che davvero non accetto, né sul piano personale né come UCI. Sinceramente non ho capito questa uscita. Credo che gli organizzatori fossero sotto grande pressione e a parlare sia stato più il cuore che la testa. È successo nelle battute finali del tour e questo può averli influenzati. Come possono chiamarci incompetenti? Siamo stati noi a mettere in piedi i controlli antidoping. Noi abbiamo sorpreso chi barava e lo abbiamo denunciato. Cercavano un capro espiatorio. Hanno una strategia. L’Uci in questi anni ha lavorato bene e il suo successo è diventato una minaccia, anche per i signori dell’ASO, gli organizzatori del tour”.

Euronews: “L’UCI è stata criticata dall’ASO e dalla WADA, l’agenzia antidoping. Il suo presidente Dick Pound ha detto che avete test superati. Che vi limitate a controllare la maglia gialla e qualche altro. Su 150-200 corridori. Cosa risponde alle accuse?

PM: “Dick Pound l’anno scorso ci ha criticato come hanno fatto ASO e WADA perché, a loro dire, non facevamo abbastanza. Hanno detto che il momento migliore per sorprendere i bari era durante la preparazione, ed è per questo motivo che abbiamo di molto aumentato i controlli durante la preparazione. Sono stati 180 nelle ultime sei settimane. Più di quanto abbiamo fatto l’intero anno scorso. Durante la gara abbiamo testato il vincitore della tappa, il leader di generale. Ogni giorno andavamo in qualche albergo e controllavamo a sorpresa quattro o cinque squadre. A volte anche 40 corridori al giorno. I risultati erano immediati e se c’era qualcosa di strano nel sangue, qualcosa cheno ci convinceva, i ciclisti venivano ricontrollati all’arrivo di tappa.

Euronews: “Béh, nel caso di Iban Mayo qualcosa nei controlli non deve aver funzionato. Qualcosa che forse è correlato con il doping”.

PM: “Potrebbe essere…”

Euronews: “Parteciperete ai prossimi Tour de France?”.

PM: “Voglio crederlo, voglio sperarlo. Ci sono state molte dichiarazioni durante il tour che provano il contrario. Sono parte della strategia dell’ASO per sminuire l’UCI. Altre dichiarazioni sono state frutto dello stress e voglio credere che una volta placati gli animi si capirà che dobbiamo collaborare per il bene di questo sport”.

Euronews: “Crede che il ciclismo sia il campo dove si deciderà la battaglia contro il doping?”

PM: “È certamente il campo di battaglia attuale perché è dove noi siamo in prima linea. Siamo noi che suscitiamo attenzione. Il fatto che siano stati sorpresi un paio di ciclisti al tour dove ci sono centinaia di organi d’informazione presenti ha fatto perdere il senso della misura”.

Euronews: “Diciamo che il lato oscuro del doping nel ciclismo è venuto alla luce….”

PM: “Sono d’accordo con Lei. Quando, due anni fa, sono stato eletto presidente dell’UCI, ho detto che era esistita una cultura del doping in questo sport”.

Euronews: “D’accordo, allora mettiamo che io sia un giovane ciclista che non vince. Voglio prendere alcuni di questi prodotti dopanti. Come me li posso procurare?”

PM: “Ai livelli più alti ci sono situazioni come quella del dottor Fuentes in Spagna. Aveva 50/60 clienti, non solo ciclisti, ma anche sportivi di altre discipline, e guadagnava da 30 a 40.000 euro a persona per un’operazione che consisteva nel prelevare del sangue, aggiungere sostanze illecite e iniettarlo di nuovo oppure ricorrere ad altri metodi illeciti. Lei sa di cosa parlo. Ma non c‘è nulla di nuovo. Il doping nello sport è come la malavita nella società. Anche lì esistono dei delinquenti disposti a spacciare droga ai ragazzi agli angoli delle strade”.

Euronews: “È stato un annus horribilis per il ciclismo. Crede che questa disciplina riuscirà a togliersi di dosso il marchio d’infamia?”

PM: “Prendiamo il Tour. Ha avuto periodi bui ed è sempre tornato a risplendere. La gara ha quasi 100 anni e in Francia è un’istituzione. Anch’essa, come il ciclismo, si risolleverà. È una cosa certa. Ci sono un sacco di segnali in tal senso. In questi due anni il ciclismo ha preso delle botte talmente forti con tutti questi scandali, che ormai chiunque nello sport sa che il periodo del doping è finito. D’ora in poi sarà tolleranza zero”.

Euronews: “Quindi i genitori di un ragazzino di 12 anni che fa del ciclismo non debbono preoccuparsi che il figlio subisca influenze…nefaste”.

PM: “No. Credo che fra un paio d’anni il doping sarà debellato dallo sport. Ci credo sul serio. È uno splendido sport e ogni ragazzino può farlo con piacere e tanto meglio per lui se sfonda e in questa disciplina riesce a costruirsi una carriera”