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Irlanda del Nord, l'esercito britannico conclude le operazioni

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Irlanda del Nord, l'esercito britannico conclude le operazioni

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Operation Banner addio. A partire dalla mezzanotte, l’esercito britannico lascia l’Irlanda del Nord, mettendo fine alla più lunga operazione militare nella storia del Regno Unito: trentotto anni, 300.000 soldati a rotazione. Ne rimarranno appena 5.000, pronti per essere dispiegati in Iraq e Afghanistan. Dopo la pace raggiunta, a fatica, tra unionisti e repubblicani, è un traguardo lungamente atteso. “Contrastare l’Ira è stata una missione delicata”, spiega il generale Nick Parker, comandante delle forze britanniche in Irlanda del Nord. “Non è una partita di rugby, alla fine non ci saranno strette di mano. Il sacrificio di vite umane è stato troppo grande”. E’ il primo ministro britannico Harold Wilson a inviare le forze armate, nel ’69, per fermare le violenze tra cattolici e protestanti. Per settimane, diverse marce per i diritti civili erano degenerate in scontri. L’invio dei soldati viene sollecitato dal governo unionista di Stormont, ma è una decisione sofferta. E i rapporti con la popolazione locale si fanno presto tesi, anche per l’introduzione di procedure di emergenza, come l’internamento senza processo. La situazione esplode nel ’72, con la Domenica di sangue di Londonderry. Le truppe di Sua Maestà aprono il fuoco su un corteo di manifestanti, uccidendo quattordici persone. Il colonnello Derek Wilford ha il comando delle operazioni. “I miei uomini hanno fatto quello per cui erano stati addestrati”, dichiarò nel ’98. “Se si fossero comportati diversamente, ci sarebbero state più vittime”. A luglio dello stesso anno, arriva puntuale la ritorsione dell’Ira. Una ventina di bombe viene fatta esplodere a Belfast, uccidendo nove persone e ferendone 130. La città è nel panico. Ma il gruppo armato, che nei mesi precedenti aveva beneficiato di nuove adesioni, inizia a perdere consenso. “Dall’impasse non c’era verso di uscire con mezzi militari – sostiene il generale britannico a riposo Mike Jackson – l’unica soluzione doveva arrivare da un accordo politico. E la soluzione inizia a intravedersi nel ’98, con gli accordi del Venerdì santo. Nel 2005, l’Ira rinuncia alla lotta armata. Londra e Dublino danno impulso ai negoziati di pace. Nonostante il governo condiviso uscito dalle elezioni di quest’anno, la diffidenza resta. Ma il capitolo dell’Operation Banner si chiude per sempre.