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Il leader di Hamas Ismail Haniyeh chiede il dialogo

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Il leader di Hamas Ismail Haniyeh chiede il dialogo

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Il leader del movimento palestinese Hamas Ismail Hanyeh, rimosso dall’incarico di premier dal presidente Mahmoud Abbas, in un’intervista esclusiva a Euronews lancia un appello per una tregua di lungua durata con Israele e chiede all’Europa di giocare un ruolo piu’ attivo per la soluzione del conflitto israelo-palestinese.

EuroNews: Il premier israeliano Ehud Olmert si dice pronto al dialogo se Hamas accetta le condizioni del Quartetto e il diritto all’esistenza di Israele.

Haniyeh: Hanno detto la stessa cosa all’OLP. Per 15 anni niente è stato fatto e le aspirazioni dei Palestinesi non sono mai state realizzate.

EuroNews: Supponiamo che Olmert sia sincero questa volta.

Haniyeh: Le speranze e la politica non sono la stessa cosa.

EuroNews: Se Israele tendesse la mano a Hamas, chiedendo di fermare le violenze, Hamas sarebbe pronto a riconoscere l’esistenza di Israele?

Haniyeh: La posizione di Israele è arrogante. Pongono sempre condizioni, e le loro condizioni sono ingiuste.

EuroNews: C‘è la possibilità che Hamas riconosca Israele?

Haniyeh: Prima, lasciamo che Israele riconosca Hamas.

EuroNews: Siamo di fronte a un vicolo cieco.

Haniyeh: Israele è un Paese occupante – occupa una terra e un popolo. E’ normale chiedere che Israele riconosca il diritto dei palestinesi a creare il proprio Stato.

EuroNews: Ci sarà un giorno in cui Hamas tenderà la mano a Israele?

Haniyeh: Hamas ha sempre detto che è pronto a intraprendere una tregua di lunga durata, di dieci o venti anni, nel caso in cui si possa stabilire uno Stato sulle frontiere del 1967.

EuroNews: E durante la tregua ci saranno negoziati?

Haniyeh: Se gli israeliani accettano la creazione di uno Stato palestinese, e se vogliono la tregua, allora noi sicuramente cercheremo il modo per rendere cio’ possibile.

EuroNews: Senza nessuna pre-condizione?

Haniyeh: “Non ripeteremo l’esperienza dei negoziati precedenti. In passato, i colloqui arabo-isareliani non hanno portato frutti. Dovremmo imparare da questo e non ripetere quegli errori.

EuroNews: Si dice che ci siano contatti segreti tra Israele e Hamas. E’ vero?

Haniyeh: Non mi risultano contatti segreti tra il nostro movimento e Israele.

EuroNews: Parliamo della pace. Chi sta cancellando la possibilità della pace?

Haniyeh: Gli Israeliani.

EuroNews: Ma c‘è qualcuno sul fronte palestinese che si sta lasciando sfuggire l’occasione della pace?

Haniyeh: Assolutamente no. I Palestinesi sono sotto occupazione e cercano di ottenere la libertà.

EuroNews: State tentando approcci con Washington?

Haniyeh: Vogliamo, ma Washington dovrebbe fare altrettanto.

EuroNews: Se ci fosse un’apertura di Washington, invitereste a Gaza il segretario di Stato Condoleezza Rice?

Haniyeh: Gaza dà il benvenuto a chiunque voglia visitarla. Dipende dalle decisioni degli Stati Uniti. Finora, è chiaro che l’amministrazione americana non rispetta i risultati delle nostre elezioni democratiche e i desideri nel popolo palestinese.

EuroNews: Si parla molto dell’isolamento di Hamas. Chi è isolato? Hamas o l’Autorità palestinese?

Haniyeh: Hamas non sarà mai isolato. E’ un movimento che ha le sue radici nella realtà palestinese e nelle coscienze del popolo arabo e islamico. Tutti i discorsi sull’isolamento di Hamas sono fantasie.

EuroNews: C‘è la speranza di vedere il soldato israeliano Gilaad Shalit liberato con la vostra mediazione, cosi’ come avete fatto per Alan Johnston?

Haniyeh: Il caso di Gilaad Shalit è nelle mani delle autorità egiziane, che stanno portando avanti i colloqui con Israele a questo proposito. Noi, com palestinesi, vogliamo un accordoonorevole per porre fine alle sofferenze della nostra gente detenuta nelle prigioni israeliane e allo stesso tempo la fine della sofferenza di Gilaad Shalit.

EuroNews: Parliamo delle accuse contro di voi. Una di queste è che non avete combattuto la corruzione, ma avete creato piu’ problemi di quelli che c’erano prima che Hamas andasse al potere.

Haniyeh: Questo non è vero. A tutti quelli che formulano accuse del genere dico: datemi la prova che avete ragione. Oggi abbiamo cominciato ad occuparci dei casi di corruzione che non potevamo affrontare in passato per l’opposizione dei signori della guerra, dei servizi di sicurezza e si alcuni centri di potere all’itnerno della società palestinese.

EuroNews: A Ramallah, vi accusano anche di aver aperto le porte di Gaza ad alcuni membri di Al Qaida.

Haniyeh: Queste sono accuse senza senso e non meritano una risposta.

EuroNews: Massimo D’Alema ha affermato la necessità di aprire un canale di dialogo con Hamas. Qual è il vostro commento?

Haniyeh: Questa è un’opinione molto razionale, che considera l’equilibrio dei poteri nella regione e nel fronte palestinese, e ogni persona saggia dovrebbe dire che niente puo’ essere cambiato senza coinvolgere il movimento di resistenza islamica Hamas

EuroNews: Il timore è che se Hamas fosse isolato, senza possibilità di dialogo, il movimento potrebbe essere spinto nelle braccia di Al-Qaida. Sono timori fondati?

Haniyeh: Hamas non si butterà mai nelle braccia di nessuno, solo nelle braccia del popolo palestinese e della nazione. Ma i giovani in generale, in Palestina o nel mondo arabo e islamico, saranno spinti verso l’estremismo e l’uso della violenza se vengono allontanati dai valori islamici moderati. Per risolvere la situazione ricorreranno all’estremismo e violenza.

EuroNews: L’Europa puo’ giocare ancora un ruolo di mediazione?

Haniyeh: Certamente. Sono sorpreso dal fatto che l’Europa – questo grande continente con cui abbiamo interessi comuni, una vicinanza geografica e culturale – resti a tal punto prigioniera di una visione limitata, di un’azione limitata, e condizionata dagli Stati Uniti. L’Europa ha molte carte da giocare e ha relazioni storiche e strategiche con i popoli e gli Stati della regione. Dovrebbe usare questi contatti per riattivare il suo ruolo riguardo alla fine del conflitto nell’area. Sfortunatamente l’Europa non vede la realtà dei fatti. Probabilmente è perché guarda la situazione con un occhio solo, ascolta solo una versione. Ma anche se ascoltasse entrambe le parti, l’Europa darebbe risposte solo entro certi limiti, limiti che deve superare.