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Il premier Erdogan a metà strada tra riforme e fede

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Il premier Erdogan a metà strada tra riforme e fede

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Soprannominato dai suoi amici d’infanzia Imam Beckenbauer, Recep Tayyp Erdogan ha dato il calcio di inizio al suo secondo mandato governativo. Fervente credente e ex giocatore di calcio, ha saputo dosare tattica, carisma e pragmatismo. Cresciuto in un quartiere popolare di Istanbul , per mantenersi agli studi ha dovuto fare tanti lavoretti da giovane. Nel 1994 è eletto Sindaco di Istanbul, esperienza che gli dà la popolarità sperata, grazie a una gestione efficace dei servizi municipali. Ma alla fine degli anni Novanta il vento gli si volge contro. Nel 1997 il suo fervore religioso gli costa caro. “Le moschee sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette, le cupole i nostri caschi e i fedeli i nostri soldati”.

I versi di una poesia, che incita all’attivismo religioso, recitati in un’occasione pubblica, gli valgono una condanna a 4 mesi di prigione e la perdita dei diritti politici. Sempre nel 1997, il partito filoislamico di Necmettin Erbakan, suo mentore, è messo fuori legge e il suo leader costretto alle dimissioni. Dopo i mesi di prigione nel 2001 è lui a ispirare la creazione dell’AKp, il partito della “Giustizia e sviluppo”. Che l’anno successivo vince le legislative e cambia la legge, riaprendogli la porta della vita politica. Le sue riforme per democratizzare la società turca, hanno convinto molti sulla sua conversione ai principi democratici. Nel 2005 è lui a ottenere l’avvio dei negoziati per l’adesione all’Unione europea. Ma lo spettro di un programma segreto per islamizzare il Paese è agitato dall’opposizione socialdemocratica. La crisi esplode in primavera, in occasione delle elezioni presidenziali. Il candidato dell’Akp è boicottato dall’opposizione. Per uscire dall’impasse istituzionale l’unica soluzione sono le elezioni anticipate. L’analista Murat Akgun “L’AKp oggi ha una netta maggioranza, con l’elezione diretta del presidente, il partito riesce a imporre il suo candidato”.

L’elezione diretta richiede una riforma costituzionale, sulla quale i turchi si esprimeranno in un referendum a ottobre. Per vararla Erdogan dovrà ancora far uso di tutto il suo prgmatismo.