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Sofia chiede l'estradizione di infermieri e medico a Tripoli

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Sofia chiede l'estradizione di infermieri e medico a Tripoli

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Era palbabile stamani il sollievo a Sofia per la decisione di commutare in ergastolo la pena di morte delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese, accusati dalle autorità libiche di aver infettato più di 400 bambini con il virus dell’Hiv. La battaglia però è vinta solo a metà. L’obiettivo delle autorità bulgare adesso è di ottenere l’estradizione.

Già oggi la giustizia bulgara inoltrerà la richiesta al governo libico. Un pronto ritorno in Bulgaria è quanto si augurano in molti:
“È meglio che tornino qui”.

Molti altri pensano che siano innocenti e debbano essere liberati.

Soddisfazione anche a Bruxelles, dove stamani la commissaria bulgara Meglena Kuneva, che ha avuto un ruolo importante nelle trattative, ha dichiarato:

“L’unità dell’Europa è stata essenziale per i negoziati”.

La commissaria per le Relazioni esterne Benita Ferrero Waldner, che nel corso di questi anni si è recata più volte in Libia, ha affermato:

“Non è stato pagato nessun riscatto, l’aiuto offerto dall’Unione europea è di natura umanitaria, materiale medico, computer, assistenza tecnica”.

La decisione è stata presa ieri in tarda serata a Tripoli dal Consiglio superiore delle istanze giudiziarie, dopo che le famiglie dei bambini avevano annunciato di rinunciare alla pena di morte, avendo ricevuto l’indennizzo di 700 mila euro per vittima.

L’accordo sull’indennizzo è stato raggiunto dalla
Fondazione presieduta da Seif al Islam, figlio di Gheddafi.
Il denaro proviene da un Fondo speciale di aiuto di Bengasi, creato nel 2005 da Tripoli e Sofia sotto l’egida dell’Unione Europea.