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Ancora nessuna data per il rimpatrio delle infermiere bulgare

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Ancora nessuna data per il rimpatrio delle infermiere bulgare

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La Bulgaria attende il ritorno delle cinque infermiere e del medico processati in Libia. Anche se la pena di morte è stata commutata in ergastolo, per Sofia la vicenda non è conclusa finché non saranno rimpatriati le cinque donne e il palestinese cui la Bulgaria ha concesso nel frattempo la nazionalità.

Il presidente bulgaro Georgi Parvanov, commentando la sentenza, afferma: “Questa decisione suscita sensazioni contrastanti, ma l’importante è che siano state cancellate le condanne a morte.” Tutti a Sofia sono convinti che i sei non abbiano infettato oltre 400 bambini col virus dell’Aids, come sostiene Tripoli. E avrebbero preferito veder riconosciuta la loro innocenza anziché sapere che sono sfuggiti alla pena di morte solo grazie a un accordo sui risarcimenti alle famiglie delle vittime.

L’Unione Europea ha sempre rifiutato di parlare di indennizzi, che potevano essere interpretati come un’ammissione della colpevolezza degli imputati. La commissaria europea per le relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner precisa: “Noi non abbiamo versato somme. Quello che abbiamo fatto è stato in termini di sostegno ai progetti, di assistenza tecnica.”

Le famiglie delle vittime hanno ricevuto circa un milione di dollari l’una. Ma la Libia chiede all’Europa ulteriori garanzie sugli aiuti per le cure dei bambini infettati, prima di concedere l’estradizione delle cinque infermiere e del medico. Il futuro dei sei rimane incerto.