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Il mandato d'arresto Ue è un successo, ma non basta

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Il mandato d'arresto Ue è un successo, ma non basta

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Il mandato d’arresto europeo è un successo. L’annuncio viene da Bruxelles: il secondo rapporto pubblicato dalla Commissione europea mostra che il numero dei mandati d’arresto nel 2005 è raddoppiato rispetto all’anno precedente, portando alla cattura di 1.700 persone.

Restano però difficoltà legate alle differenze nelle legislazioni nazionali. Michael Kennedy, il presidente di Eurojust, l’organismo che coordina le attività penali europee, spiega: “Ci sono in effetti problemi che dipendono dalla definizione che ogni stato dà della libertà individuale. Ma questi problemi sono stati superati: le costituzioni e le legislazioni sono state cambiate in attuazione delle sentenze di corti costituzionali e supreme. Tutto questo è accaduto in molti stati, incluso il mio, il Regno Unito”.

Esistono però ancora molti conflitti fra tribunali di stati diversi. Eurojust può suggerire delle soluzioni, ma il suo parere non è vincolante. Il problema è che il mandato di arresto europeo si basa sul riconoscimento reciproco delle legislazioni, e non sull’armonizzazione dei sistemi penali, lamenta il portoghese José Luìs Lopes da Mota: “Se riusciremo a trovare una base legale che permetta a un paese di avere la competenza per giudicare i reati commessi al di fuori del suo territorio, avremo uno strumento che ci consentirà di concentrare più processi in uno solo”.

Che non siano tutte rose e fiori, lo dimostra anche il messaggio lanciato ai magistrati italiani dal vicepresidente della Commissione, incaricato della giustizia, Franco Frattini. Per Frattini l’applicazione del mandato di arresto europeo in Italia è “insufficiente”.