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Onu: la maggior parte della popolazione mondiale nelle città

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Onu: la maggior parte della popolazione mondiale nelle città

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Il 2008 sarà l’anno della città. Secondo il rapporto Onu sullo Stato della Popolazione Mondiale, dal prossimo anno, più della metà delle persone sarà concentrata in a aree urbane. I 3,3 miliardi che già oggi vi abitano, nel 2030 diventeranno 5 miliardi.

I continenti più colpiti dall’esplosione demografica saranno Africa e Asia. Ma all’esodo dalle aree rurali non bisogna opporsi. Thoraya Obaid, direttore esecutivo dello United Nation Population Fund: “Gli amministratori devono accettare che i poveri hanno tutto il diritto di trasferirsi nelle città e trovare opportunità migliori”.

Ovunque le città straripano. Ma da nessuna parte in modo così veloce come in Cina. Un esempio su tutti: Shunde, con 2 milioni di abitanti. La sua popolazione è raddoppiata in appena quattro anni. Attirati dal boom economico della regione del Guandong, i contadini arrivano in cerca di fortuna.

Luo Changkun e suo marito sono originari della provincia di Jiangxi. Hanno lavorato duramente per risparmiare e creare la loro impresa. Prima contadini, sono ora i nuovi cittadini della Cina, dove risiede il 20 per cento della popolazione dell’intero pianeta. Anche Ajiin ha lasciato la campagna per trovare fortuna in città: “Prima avevamo un’azienda agricola. Adesso siamo proprietari di una casa a quattro piani”.

Ma questo esodo verso la città è a luci e ombre. Il 40 per cento degli abitanti di Shinde non è residente in modo ufficiale e le autorità devono preparare le infrastutture e i servizi necessari ad accoglierli. Luogo di infinite opportunità, la città apre le porte ai sogni ed esercita un incredibile fascino. Zhao Zhihua ha 18 anni. Nel 2005 è arrivata con la sua famiglia dalla provincia dello Hunan: “Quando arrivai per la prima volta rimasi esterefatta dalla città. Era così bella e c’erano così tanti grattacieli”.

E mentre la popolazione mondiale cresce a una velocità esorbitante, la città rimane serbatoio di povertà, ma pur sempre luogo di speranza per scampare alla miseria.