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Trattato Ue: dalla buone intenzioni ai fatti, la scomoda eredità del Portogallo

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Trattato Ue: dalla buone intenzioni ai fatti, la scomoda eredità del Portogallo

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Ora la sfida sarà a carico del Portogallo. L’intesa raggiunta al vertice di Bruxelles per rimettere in moto l’Europa, dovrà concretizzarsi nella redazione e nell’approvazione del nuovo trattato. Un compito tutt’altro che agile affidato alla Presidenza di turno portoghese, che subentra a quella tedesca dal 1 luglio. Il Premier portoghese Jose Socrates: “Mettiamo tutte le nostre energie al servizio dell’Europa affichè possa avere un nuovo trattato il più rapidamente possibile, per essere più efficace e più forte”.

Le reazoni della stampa europea vanno dalla visione positiva dello spagnolo El Pais: il nuovo trattato rimette in carreggiata l’Unione. Al tedesco Tagesspiegel che sottolinea i meriti del Cancelliere Angela Merkel ma esprime riserve sulle resistenze della Polonia dei gemelli Kaczynski.

Fino alla Stampa di Torino che parla di accordo al ribasso e cita il rimpianto di Prodi: “Ho già espresso la soddisfazione per i risultati ottenuti e la mia preoccupazione per una Europa nella quale molti Paesi hanno perduto lo spirito del lavoro comune, hanno perso lo spirito europeo”.

La Polonia esce del summit a testa alta quanto il Regno Unito di Tony Blair. Le concessioni fatte a Varsavia e Londra hanno permesso di voltare pagina dopo i no referendari di Francia e Olanda alla costituzione. D’altro lato hanno costretto Angela Merkel a restare sotto le sue aspettative, pur permettendole di chiudere il semestre in bellezza. Tra un mese la conferenza intergovernativa deciderà se le buone intenzioni possono diventare fatti concreti.