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Il Labour Party cambia volto. Finita l'era Blair, arriva Gordon Brown

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Il Labour Party cambia volto. Finita l'era Blair, arriva Gordon Brown

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Per il Regno Unito comincia l’era Brown. Fino a ieri eterno numero due di Tony Blair, da oggi ufficialmente incoronato leader del Partito Laburista. E fra tre giorni nuovo inquilino del numero 10 di Downing Street. La conferenza di Manchester è l’ultimo passo obbligato prima di subentrare alla guida del Paese.

Dal suo incarico storico di Cancelliere dello Scacchiere, responsabile delle finanze, Gordon Brown passa alla guida del Labour senza bisogno di essere eletto, visto che sei deputati laburisti su sette lo hanno appoggiato.

Il passaggio di testimone viene sentito dal 61% degli elettori britannici come un’assicurazione di continuità. Ma l’eredità che Brown raccoglie da Blair non è senza spine. Con un gradimento ben lontano dalla valanga di consensi con cui Blair andò al potere nel 1997, il New Labour da lui inaugurato – più vicino a un centro liberale – ha reso sempre più critica e diffidente l’ala sinistra del partito.

E mentre Brown rinnova le scuse per gli errori in Iraq che tanto peso hanno avuto nella decisione di un avvicendamento anticipato, Blair – responsabile di quegli errori – continua a far parlare di sè sul fronte della vita privata. L’incontro con Benedetto XVI è forse l’implicità conferma alle indiscrezioni sulla sua prossima conversione al cattolicesimo.