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Ció che resta della Costituzione

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Ció che resta della Costituzione

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L’Europa riparte. I 27 a Bruxelles hanno trovato l’accordo su un nuovo trattato, non su una nuova Costituzione. Il termine Costituzione sparisce del tutto. Il nuovo trattato non sostituisce tutti quelli precedenti, emenda, semplicemente, quello di Roma, costitutivo della Comunità europea e quello di Maastricht che ha introdotto l’Unione europea.

Sparisce, dal testo, anche la Carta dei diritti fondamentali, che mantiene comunque il suo carattere vincolante, tranne che per la Gran Bretagna che ha ottenuto una deroga alla sua applicazione.

Il trattato ridefinisce le funzioni dell’Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza. Non si chiamerà ministro degli esteri ma cumulerà all’attuale carica di segretario generale del Consiglio, la vice presidenza della Commissione.

Restano alcuni punti fermi della sepolta Costituzione come il principio della doppia maggioranza. Su molti settori le decisioni saranno approvate se avranno il sostegno del 55% degli Stati membri e del 65% della popolazione. Ma è stato mantenuto il vincolo dell’unanimità in materie quali la politica estera e la revisione dei trattati.

La Polonia ha ottenuto che l’entrata in vigore del nuovo sistema di voto slitti dal 2009 al 2014. In piú se qualche stato lo chiederà, fino al 2017 potrà essere applicato il sistema attualmente in vigore, quello regolato dal trattato di Nizza.

I 27 eleggeranno, con il principio dell’alternanza, un presidente stabile del Consiglio europeo, che non potrà essere un capo di stato o di governo in carica e manterrà le funzioni per due anni e mezzo, invece dei sei mesi attuali. Potrà ottenere al massimo un secondo mandato.

Continueranno a esistere, ma non entrano nel nuovo trattato, i simboli dell’Europa: la moneta, l’inno e la bandiera. L’accordo prevede che nessuno dei simboli che richiamano l’idea di uno stato federale possa far parte del nuovo trattato.