ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

La giornata mondiale dei rifugiati. I numeri sono in aumento

Lettura in corso:

La giornata mondiale dei rifugiati. I numeri sono in aumento

Dimensioni di testo Aa Aa

Parole di rifugiati: “Sono un uomo pacifico. Voglio far curare mia moglie. Perché mi trattano così male?”

“Dovreste venire con me in Afghanistan. E allora vi rendereste conto che laggiù non c‘è pace”.

“Mi piacerebbe morire in un posto decente anche se non ci fosse altro che acqua. Perché quello che voglio è pace e stabilità”.

“E’ davvero difficile per una persona trovare una casa, farsi una famiglia e poi doverle abbandonare. Vorrei tanto riuscire a convincerli a lasciarci vivere in pace”.

Che siano palestinesi, afghani, somali o iracheni, hanno in comune l’esperienza di essere tagliati via dalle loro radici e sono sempre più numerosi. Le cifre di questa geografia umana del dolore erano in stallo da 5 anni, ma ora ricominciano a salire, anche a causa della guerra in Iraq.

Secondo i dati riferiti al 2006 dell’Alto commissariato ONU per i rifugiati, i profughi sono 10 milioni cui si devono aggiungere i 4,3 milioni di palestinesi recensiti da un altro organismo delle Nazioni unite. Sono le cifre più alte dal 2002.

Gli afghani sono i più numerosi, seguiti dagli iracheni, dai sudanesi, dai somali e dai cittadini fuggiti dalla Repubblica democratica del Congo e dal Burundi.

A questi si aggiungono i 24,5 milioni costretti ad abbandonare le proprie case e che non sono tecnicamente dei rifugiati perché non sono scappati in un altro stato. E i quasi 6 milioni di apolidi che non hanno più alcuna nazionalità e spesso neanche un’identità ufficiale.

Con 2,1 milioni di rifugiati disseminati in 71 paesi diversi, gli afghani costituiscono il più grosso contingente. Anche perché il fenomeno non è recente, è cominciato a presentarsi con l’invasione sovietica, nel ’79.

I profughi provocati dalla guerra civile in Somalia si trovano per di più in Kenya. In Africa, nell’ultimo anno, si è assistito a un’inversione di tendenza con rimpatri volontari in Angola, Sudan meridionale e Repubblica democratica del Congo. Le statistiche contano 1/3 di rifugiati in meno in Africa occidentale e meno 18 % in Africa australe.

Per quanto riguarda il medioriente, invece, la situazione in peggioramento lascia poche speranze a breve e a medio termine per gli oltre 4 milioni di palestinesi nei campi profughi, che si possono definire ormai storici, disseminati nei paesi arabi. Quando ancora si parlava di un processo di pace in corso, il loro diritto al ritorno era uno dei maggiori ostacoli a un accordo israelo-palestinese.