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Trent'anni dopo, le vittime dell'"agente arancio"

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Trent'anni dopo, le vittime dell'"agente arancio"

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Si considerano vittime dell’“agente arancio”, e chiedono un risarcimento ai fabbricanti di questo diserbante estremamente tossico utilizzato dagli Stati Uniti nella guerra in Vietnam.

Tra loro ci sono veterani statunitensi, che hanno visto apparire con gli anni i danni provocati della sostanza, e soprattutto i vietnamiti.

Nel 2005 la giustizia americana ha rifiutato di aprire un processo. E loro hanno fatto appello.

“Perchè la guerra sia davvero finita – dice un veterano – bisogna aiutare le vittime e i veterani a trovare giustizia. I vietnamiti si battono per i loro diritti e noi, come veterani li sosteniamo e vogliamo che per tutte le vittime sia fatta un po’ giustizia”.

Tra il ’62 e il ’71 l’aviazione statunitense ha versato 80 milioni di litri di erbicida sulla giungla del Vietnam.

L’obbiettivo era strategico: stanare la guerriglia comunista, i Vietcong, sfrondando il nascondiglio naturale offerto dalla vegetazione.

E’ soprannominato “agente arancio” per il colore dei bidoni in cui era contenuto. Uno degli agenti di questo defogliante è un potente veleno, che contiene diossina.

Ci sono state almeno 6 mila missioni di questo tipo fino al ’71, il veleno è stato riversato ripetutamente su vaste zone del paese. La sostanza è entrata dunque nell’acqua e nella catena alimentare

3 milioni di persone sono state esposte direttamente durante la guerra, un milione soffrono di seri problemi di salute oggi e 150 mila bambini, della seconda o terza generazione presentano gravi malformazioni.

I vietnamiti accusano dieci compagnie chimiche, tra le quali Monsanto e Dow Chemicals. La tesi del loro legale John Moore, nel 2005:

“Le compagnie chimiche non dovevano produrre una sostanza carica di veleni. Il governo aveva chiesto loro di produrre un erbicida che non fosse pericoloso per uomini donne e bambini. Era nei termini del contratto con il governo. Le imprese sapevano di non rispettare questi accordi, ma l’hanno fatto, hanno continuato a farlo, perchè volevano guadagnare.”