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Sahara Occidentale, un conflitto vecchio 32 anni

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Sahara Occidentale, un conflitto vecchio 32 anni

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E’ un deserto, una terra sterile, eppure il Sahara Occidentale è l’oggetto di un conflitto che dura ormai da 32 anni.

Una guerra tra il Marocco e il Fronte Polisario, un movimento politico e armato che ha autoproclamato la Repubblica Araba Sahrawi democratica nel ’76, una anno dopo la fine della colonizzazione spagnola.

Partiti gli spagnoli, la Corte internazionale di Giustizia si dice a favore dell’autodeterminazione del Sahara Occidentale.

Ma Rabat non ci sente: re Hassan II, per rivendicare la sovranità sul territorio, indice la la “Marcia Verde”: vi partecipano in 350 mila.

La Spagna nel ’75 aveva ceduto al Marocco il nord e il centro del paese e il sud alla Mauritania, che però vi rinuncia nel ’79, firmando un accordo con il Polisario. Ma l’esercito marocchino occupa la regione, estendendo il suo controllo sull’intero territorio.

Il conflitto armato dura fino al ’91, quando entra in vigore un cessate il fuoco, sotto il controllo di una missione delle Nazioni Unite.

L’obbiettivo è organizzare un referendum sul futuro statuto della regione, rispondendo alle richieste del Fronte Polisario.

Ma Rabat si oppone duramente all’organizzazione di uno scrutinio nella regione.

Il Sahara Occidentale è un territorio ricco di fosfati, e il marocco è il principale esportatore di questo materiale nel mondo.

Le altre risorse del paese sono la pastorizia e una pesca florida: una ricchezza alla quale il Marocco non intende rinunciare.

La soluzione del conflitto sembra essere ancora molto lontana.

Dopo il fallimento dei negoziati a Marrakech, New York, Londra, Lisbona e Houston, Marocco e Fronte Polisario, ma anche Algeria e Mauritania si siedono comunque nuovamente al tavolo dei negoziati per discutere il futuro di questo territorio, l’unico del continente il cui statuto post coloniale non è ancora definito.