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Mentre si stabilizza la situazione a Gaza, Hamas apre al dialogo.

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Mentre si stabilizza la situazione a Gaza, Hamas apre al dialogo.

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Nella Striscia, dove il movimento radicale ha assunto il controllo dopo una settimana di lotte fratricide con Fatah, la gente comincia a uscire dalle case. Gli scontri fra i militanti dei due partiti, e in particolare fra gli uomini della sicurezza, hanno fatto almeno 116 morti e 550 feriti, secondo il Comitato internazionale della Croce rossa.

Per il leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal è ora il momento di tornare a parlare: “Dobbiamo risolvere il problema di una Palestina divisa in due. Una soluzione radicale e reale non è voltarsi dall’altra parte, ma avviare un dialogo fra noi e i nostri fratelli di Fatah”.

Hamas ha però respinto la nomina di Salam Fayaad, ministro uscente delle finanze, a primo ministro. Il presidente e capo di Fatah Mahmud Abbas l’ha investito della carica dopo aver sciolto il governo d’unità nazionale che era stato creato a marzo proprio nell’intento di mettere fine alle violenze intestine.

Al Cairo i ministri degli esteri dei paesi arabi hanno firmato un documento ambiguo in cui affermano di sostenere al tempo stesso il presidente Abbas e il parlamento dominato da Hamas. La Lega araba ha comunque espresso una condanna, riassunta nelle parole del segretario generale Amr Moussa: “Noi, il gruppo arabo, il popolo arabo, i paesi arabi, la Lega Araba, non possiamo accettare una situazione come quella che abbiamo visto a Gaza”.

Una situazione che sta provocando rappresaglie in Cisgiordania, dove uomini delle forze di sicurezza fedeli a Fatah e militanti delle Brigate dei martiri di Al Aqsa hanno saccheggiato e distrutto uffici e abitazioni di membri di Hamas.