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Sangue per le strade di Gaza: di fatto è guerra civile

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Sangue per le strade di Gaza: di fatto è guerra civile

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Sembrava un punto di svolta. Oggi l’accordo della Mecca appare svuotato del suo significato.

8 febbraio: alla destra e alla sinistra del re saudita Adbullah siedono rispettivamente il Presidente palestinese Mahmud Abbas, in rappresentanza di Fatah, e Khaled Meshaal per Hamas. Si impegnano a condividere il potere per porre fine alle violenze tra fazioni palestinesi che da un anno devastano la Striscia di Gaza.

Poi la formazione del governo d’unità nazionale, che sembra dare concretezza a quell’accordo, rassicura gli osservatori internazionali e permette di allentare la pressione sui territori palestinesi.

Nelle parole del nuovo ministro dell’Interno, Hani Qwasmi, si apre un’era di riconciliazione nazionale. Un incanto che non dura nemmeno 2 mesi: il 14 maggio rassegna le dimissioni. Gli scontri sono ricominciati. Il ministro ha preso atto della propria impotenza.

La crisi è evidente: il 19 maggio il convoglio del responsabile della sicurezza del Presidente Abbas è bersagliato da una guerriglia fuori controllo. Un attacco che arriva pochi minuti dopo che si è stabilito un nuovo cessate il fuoco fra Fatah e Hamas – il quinto da quando sono riesplose le violenze. 50 le vittime fra l’11 e il 19 maggio.

Da allora è una spirale verso il basso. E ora il ministro della Giustizia Ali al Sartawi non cela un radicale pessimismo:

“Non siamo al bordo della guerra civile: siamo già in piena guerra civile. L’anarchia, la mancanza di sicurezza che regna a Gaza è pericolosa, è più pericolosa dell’occupazione israeliana”.

Nell’arco di un anno circa 630 palestinesi sono morti nelle lotte partigiane. Scontri che non si fermano più davanti a nulla, come denuncia una donna che piange la morte del fratello, ucciso all’interno dell’ospedale:

Una situazione che scatena la rabbia della popolazione palestinese nei confronti dei suoi stessi dirigenti, che si tratti di Fatah o di Hamas:

“Sono tutti traditori con le mani sporche di sangue. Gli interessa solo il potere” dice un giovane di Gaza.

La causa palestinese percepita da molti come mera lotta per il potere non può che avere una conseguenza: tutti i palestinesi che ne hanno la possibilità fuggono, in gran parte dal passaggio di Rafah verso l’Egitto. A ingrossare le file dei rifugiati.