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In Gran Bretagna il documentario su Lady Di va in onda nonostante le proteste

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In Gran Bretagna il documentario su Lady Di va in onda nonostante le proteste

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Diritto di cronaca contro rispetto per le vittime. L’emittente pubblica britannica Channel four non si è lasciata travolgere dalla polemica scatenata dalla diffusione di “Diana, i testimoni nel tunnel”.

Il documentario mostra immagini della principessa di Galles nei momenti successivi all’incidente nel quale rimarrà uccisa, a Parigi, il 31 agosto di dieci anni fa. Con lei, sulla Mercedes che si schiantò nel tunnel dell’Alma, c’erano il compagno Dodi Al-Fayed, la loro guardia del corpo e l’autista.

A nulla è servita la lettera di proteste dei principini William e Harry, che hanno chiesto a Channel Four di non mandare in onda queste immagini. Una mancanza di rispetto, dicono i figli della vittima. Che sembrano avere la comprensione degli inglesi.

Una passante riassume quello che sembra essere il pensiero della maggior parte della popolazione: “Per ogni figlio la morte della madre è un evento molto triste, e vedere questo evento continuamente riportato alla loro attenzione dev’essere molto difficile per loro. So che queste cose sono di pubblico interesse, ma personalmente non m’interessa sentirne parlare ancora”.

Pubblico interesse: è questa la linea di difesa dell’emittente. Il documentario sarebbe importante perché cancellerebbe dubbi e sospetti di cospirazione. Ma è necessario per questo mostrare le foto di Diana morente? Il direttore dei programmi di Channel four, Julian Bellamy, respinge così le accuse: “Questo film affronta davvero questioni importanti di pubblico interesse, e bisogna capire che non ci sono immagini delle vittime in questo film, non ci sono immagini di Diana subito dopo l’incidente, e noi non andiamo al di là di quel che è già stato pubblicato dai media britannici negli ultimi dieci anni”.

A opporsi alla trasmissione sono stati anche due fotografi: una delle immagini utilizzate sarebbe una loro foto, diffusa senza autorizzazione.