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Cambogia: serie di incontri cruciali per avviare il processo ai Khmer


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Cambogia: serie di incontri cruciali per avviare il processo ai Khmer

Le ossa si possono seppellire, il passato ancora no. In Cambogia, pochi giorni dopo la scoperta di una nuova fossa comune risalente ai tempi dei Khmer rossi, non si riesce a rilanciare il processo.
A causa di incomprensioni tra la commissione internazionale e i tribunali nazionali.
Da oggi si tengono numerose riunioni, ritenute cruciali per la sopravvivenza stessa della commissione internazionale e del processo.
Marcel Lemond, uno dei magistrati-investigatori, insiste: “L’abbiamo detto e ripetuto in continuazione, ora il processo si deve fare. La gente ha aspettato questo processo per trent’anni, non si può rinviare ancora”.

Il regime di Pol Pot dominò il paese tra il ’75 e il ’79, e oggi gli si attribuisce un bilancio di un milione e settecentomila morti. Il leader, morto nove anni fa, non andrà a processo, ma potrebbe toccare al suo vice, Nuon Chea, presentarsi davanti ai giudici. Se mai il processo si farà. Youkh Chang, direttore del centro di documentazione della cambogia, sottolinea che i cambogiani tentano da ventott’anni di fare i conti con il passato, cosa difficile se non c‘è un giudizio definitivo, una sentenza. Più che del passato, dice, si tratta del futuro.

Fare i conti con la storia quando alcuni dei responsabili di allora sono ancora in vita è difficile, ma non sono pochi a ritenere che solo dando degna sepoltura alle vittime il paese potrà ripartire.

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