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Lugovoi: "io non ho ucciso Litvinenko". E Mosca rifiuta l'estradizione

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Lugovoi: "io non ho ucciso Litvinenko". E Mosca rifiuta l'estradizione

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“Voglio ribadire ancora una volta che a: non mi considero colpevole e b: mi considero anzi una vittima. Io e la mia famiglia siamo stati esposti a radiazioni mentre ci trovavamo in Gran Bretagna e vogliamo si faccia chiarezza”.

Andrei Lugovoi, ex-agente del KGB, formalmente incriminato dalla procura britannica per la morte di Alexander Litvinenko, si difende così.

A 6 mesi esatti dalla morte di Litvinenko, deceduto per l’esposizione al polonio 210, un isotopo radioattivo, Lugovoi si fa forte del comunicato del ministero degli Esteri russo che ha messo le mani avanti: “l’estradizione di cittadini russi non è prevista dalla Costituzione”.

“Non c‘è dubbio che la Russia sia estremamente irritata nei confronti della Gran Bretagna per una serie di estradizioni che Londra le ha rifiutato a sua volta” spiega Julian Knowles, avvocato esperto in diritto internazionale. “Credo che Mosca coglierà l’opportunità per rifarsi rifiutando ogni collaborazione”.

Litvinenko, anch’egli ex-agente segreto, nemico giurato del Presidente russo Vladimir Putin, accusò i primi malori dopo l’incontro con Lugovoi all’hotel Millenium di Londra. Morì 20 giorni dopo.