ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Chizhov, ambasciatore russo all'Ue, sulle divergenze tra Mosca e Bruxelles

Lettura in corso:

Chizhov, ambasciatore russo all'Ue, sulle divergenze tra Mosca e Bruxelles

Dimensioni di testo Aa Aa

Il vertice euro-russo in programma a maggio a Samara, sul Volga, si annuncia uno dei più difficili dalla fine della guerra fredda. I punti di disaccordo tra Bruxelles e Mosca sono diversi: lo status del Kosovo, la questione energetica, il bando della carne polacca e i diritti umani. L’ambasciatore russo presso l’Unione europea, Vladimir Chizhov, in un’intervista con EuroNews, spiega le motivazioni del suo paese nelle singole questioni.

EuroNews: Le questioni affrontate nel vertice sono connesse con gli appuntamenti principali dell’agenda internazionale: per esempio si parlerà di Kosovo, dove Unione e Russia non hanno la stessa visione.

Chizhov: Non credo che l’Unione europea abbia una posizione così chiara sul Kosovo, sarebbe una forzatura sostenerlo. Abbiamo comunque una diversità di vedute per quanto riguarda la tattica della questione.

EuroNews: Che cosa intende per tattica? Non si tratta invece di strategia?

Chizhov: Direi che la strategia è un qualcosa che condividiamo: entrambi vogliamo un Kosovo pacificato, democratico, multietnico e stabile. Questo è il punto di arrivo per tutti, russi, europei e chiunque altro. Ma come arrivare a questo? Noi crediamo che soltanto una soluzione negoziata sarà possibile, una soluzione imposta non funzionerà.

EuroNews: Crede che Belgrado e Mosca potrebbero intendersi anche sull’indipendenza del Kosovo, alla fine?

Chizhov: Ci sono più strade e noi stiamo lavorando. Non è che la Russia si siederà al tavolo dicendo no all’indipendenza, dimenticatevela. Ma francamente non capiamo la fretta della comunità internazionale per una soluzione veloce. E’ troppo difficile per tutti permettersi una soluzione presto fatta.

EuroNews: E il piano Ahtisaari? E’ morto?

Chizhov: Vivo o morto, non è la miglior base possibile per una soluzione in Kosovo.

EuroNews: Diciamo allora che non è messo bene…

Chizhov: Direi che le persone coinvolte in quella decisione cercherebbero un’opzione migliore.

EuroNews: Un’altra questione in agenda è l’energia, che è connessa con l’Accordo di Partnership e di Cooperazione, il nuovo PCA non è ancora stato firmato.

Chizhov: I negoziati non sono potuti cominciare a causa del veto imposto da uno dei membri europei nell’approvazione del mandato della Commissione europea, che sarà la nostra controparte nel negoziato.

EuroNews: Ma come potete immaginare di ottenere un accordo ragionevole come il Pca quando c‘è un bando su alcuni prodotti provenienti da stati membri dell’Unione?

Chizhov: Il bando è pienamente giustificato e sia la Commissione sia le autorità polacche ne sono abbastanza consapevoli. Il vero problema non è la carne polacca, non sono le ditte di produzione della carne. Il problema sono i meccanismo di controllo, spesso inadeguati in Polonia e in altri paesi. E questo è parzialmente un problema istituzionale per l’intera Unione europea, perché è strutturata in un modo tale da proteggere se stessa da qualsiasi importazione pericolosa, quindi i controlli sono concentrati sulle merci che entrano, ma sono molto più blandi sulle merci che escono.

EuroNews: Gli stati membri sono più interessati ad avere relazioni amichevoli con la Russia perché hanno problemi energetici. Crede che potrebbe uscire qualcosa di nuovo visto che l’energia è una questione trattata a Samara?

Chizhov: Il dialogo sull’energia è un elemento importante per le relazioni Ue-Russia in generale. Ma quando parliamo di sicurezza nell’energia si tratta di una nozione che comprende sicurezza dell’offerta, della domanda e anche sicurezza del trasporto.

EuroNews: Ci sono Paesi pronti ad aprire i loro mercati agli operatori russi, come Gazprom e altre importanti società energetiche. Ritiene che una posizione più chiara dell’Unione europea su questo punto potrebbe facilitare la ratifica della carta energetica da parte della Russia?

Chizhov: Quello energetico è un settore specifico dell’economia, che richiede investimenti enormi e a lungo termine. Basarlo soltanto sulla liberalizzazione potrebbe non portare ai risultati sperati in termini di prezzo per il consumatore. Credo che dovremmo guardare al futuro con questa considerazione piuttosto che fossilizzarsi sul trattato energetico. Ci sono alcuni punti su cui potremmo essere d’accordo e che potrebbero essere accolti in futuro nel trattato Russia-UE di partnership strategica. Alcuni riflettono principi già contenuti nella carta energetica. Altri forse sono più avanzati. Io eviterei però di girare sempre attorno a questo specifico documento, che credo appartenga a un’altra epoca ormai.