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Basescu: "Dobbiamo tenere conto del voto del 19 maggio, se no è la morte della democrazia"

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Basescu: "Dobbiamo tenere conto del voto del 19 maggio, se no è la morte della democrazia"

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Due anni e mezzo dopo la sua elezione a presidente della Romania, Train Basescu deve affrontare nuovamente le urne. È stato sospeso dal parlamento, quasi mese fa. Sabato 19 maggio, ci sarà un referendum per confermarlo o meno come Capo di Stato. A qualche giorno dalla consultazione popolare, Basescu ha risposto alle domande di Euronews .

Euronews: Signor presidente, la situazione della Romania è strana, quattro mesi dopo l’adesione all’Unione europea, l’evento politico più importante è il referendum sulla sua sospensione. Che cosa sta succedendo?

Traian Basescu: Tutta una serie di corcostanze hanno portato all’esplosione delle contraddizioni all’interno della classe politica. Alcune cose non sono piaciute a molti politici, iniziando dalla condanna dei crimini del comunismo, e ancora un milione e mezzo di dossier degli ex servizi segreti sono allo studio del Consiglio Nazionale, l’indipendenza della giustizia si è consolidata, e, fatto senza precedenti, ha cominciato a investigare su uomini politici importanti.
Si tratta di tre cose che io ho voluto”.

EN: Il suo partito presenta la sospensione come un atto di lesa maestà. Un atteggiamento che potrebbe minare dalle fondamenta la democrazia rappresentata dal parlamento?

TB: Chi ha dato un colpo basso alla democrazia sono i 322 parlamentari. Se osservate con attenzione, i 322 rappresentano 5 partiti politici. Una sola cosa li ha uniti: la paura della giustizia e la necessità di rimettere quest’ultima sotto controllo.

EN: L’unico partito che non ha paura del corso della giustizia è il suo, il Partito democratico.

TB: No, assolutamente no, anche il Partito democratico è coinvolto nelle indagini, ma ……il partito democratico ha saputo tenere fede al suo impegno contro la corruzione.

EN: Qual‘è la posta in gioco del braccio di ferro con il premier Calin Popescu-Tariceanu?

TB: In gioco ci sono due visioni diverse della Romania. Il primo ministro è intervenuto direttamente presso il ministro della Giustizia, presso il Procuratore Generale, ha parlato anche con me, e si è espresso davanti al Parlamento. Io invece dico: la giustizia deve rimanere fuori dalla sfera politica”.

EN: La stampa rumena sottolinea che anche lei è sostenuto da alcune lobby.

TB: No. È la ricostruzione fatta dai media che sono in mano agli oligarchi. Io non promuovo leggi a favore di nessuno. Non sono mai intervenuto perché dessero un contratto a chicchessia, o per proteggere qualcuno.

EN: Se la giustizia funziona, avrà l’ultima parola.

TB: Sì, a condizione che non ci siano interventi esterni, che non vi sia un controllo politico, come fu prima del 2004.

EN: La crisi covava da tempo. Perché è esplosa solo dopo l’adesione all’Unione europea?

TB: Non lo so, penso sia stata una tattica dei cinque partiti che si sono coalizzati per eliminare il ministro della Giustizia, Monica Macovei, e per sospendere il presidente. Hanno capito che raggiunto l’obiettivo comunitario, niente doveva essere rimandato. E hanno optato per il colpo di mano.

EN: Il parlamento l’ ha sospesa e adesso chiama i cittadini alle urne per il referendum.

TB: Si alle urne, ma…

EN: Che cosa teme? I sondaggi sono dalla sua parte.

TB: Non ho paura. Sono loro, i parlamentari, a avere paura. È dal 2005, quando ho chiesto elezioni anticipate, che voglio presentarmi davanti all’elettorato.

EN: Immaginiamo di essere già all’indomani del referendum: il popolo vi ridà la fiducia. Cambierà il suo modo di essere presidente?

TB: Farò quello che ho fatto finora, non tradirò le mie promesse, non tradirò i rumeni per assicurare la mia tranquillità.

EN: Esiste la possibilità dopo il 20 maggio di una coabitazione con il suo primo ministro?

TB: Il problema non è il premier Calin Popescu Tariceanu, il problema è rappresentato dai 322 parlamentari. Una formidabile forza politica che controlla il parlamento e che deve smettere di bloccare il Paese. Deve piuttosto trainarlo per realizzare le sue aspirazioni.

EN: La politica è l’arte di rendere possibile ciò che è necessario…

TB: È quello che cerco di fare.

EN: ..necessario perché la Romania superi l’attuale impasse politico”.

TB: È olto importante quello che accadrà dopo il 20 maggio. Sta a noi politici decidere se vogliamo una Romania che si liberi delle tare dovute alla transizione. Se le perpetueremo, la Romania avanzerà ugualmente, ma in modo scorretto.

EN: Immaginiamo che lei torni a essere presidente, la Costituzione nel frattempo non è cambiata. Potrà comunque cambiare qualcosa della vita politica Rumena?

TB: Penso di sì. Il 19 maggio i rumeni daranno ragione a qualcuno, o ai 322 parlamentari o al presidente della Romania. Non potremo più parlare di democrazia se non si terrà conto del voto dei cittadini.