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Di fronte alla più pesante sconfitta dall'epoca di De Gaulle, i socialisti si interrogano sul loro futuro.

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Di fronte alla più pesante sconfitta dall'epoca di De Gaulle, i socialisti si interrogano sul loro futuro.

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In settimana dovrebbe tenersi un Consiglio nazionale, il parlamento del Pe es, per decidere come condurre la campagna elettorale per le legislative.

Per il segretario generale del partito, nonché compagno nella vita di Ségolène Royal, François Hollande, è impossibile prescindere dall’ex candidata: “Io voglio che la sinistra sia utile al nostro paese e il modo migliore di essere utile è avere il maggior numero di seggi in parlamento. Madame Royal sarà naturalmente con noi in questa campagna. Colei che è stata in grado di dare una speranza, che non è potuta diventare presidente della Repubblica – e ne sono profondamente dispiaciuto – ma che ha oggi una vera popolarità, deve partecipare a questa campagna”.

Lei, la perdente, non ha dubbi: niente scenari alla Jospin. Ai suoi sostenitori ha promesso che resterà sulla scena politica, e in una posizione di primo piano: “Quel che abbiamo cominciato insieme, lo continueremo insieme. Potete contare su di me per approfondire il rinnovamento della sinistra e la ricerca di nuove convergenze al di là delle delle sue frontiere attuali. È questa la condizione delle nostre vittorie future. Mi impegnerò in questo lavoro indispensabile e mi assumerò la responsabilità che ormai incombe su di me”.

Ma dovrà vedersela, all’interno del partito, con chi attribuisce la sconfitta a una campagna mal condotta. Come Dominique Strauss-Kahn, che alla Royal aveva conteso la candidatura socialista: “La sinistra nel suo insieme non è mai stata tanto debole al primo turno, nemmeno nel 2002. E perché è stata così debole al primo turno? Perché la sinistra francese non si è ancora rinnovata”.

Un rinnovamento che già molti vedono come un allontanamento dalla sinistra estrema per convergere verso il centrista Bayrou.