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Olmert, storia di una sconfitta

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Olmert, storia di una sconfitta

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Il posto vuoto lasciato da Ariel Sharon a capo del governo viene riempito da Ehud Olmert all’inizio del 2006. Dopo l’improvviso malore che fa entrare in coma il vecchio premier, il suo alleato gli succede nell’incarico ad interim, portando avanti i suoi progetti: il piano di ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza e la creazione del partito centrista Kadima dopo l’uscita dal Likud.
La formazione si aggiudica le elezioni del 28 marzo, ma ottiene un numero di seggi inferiore al previsto. Olmert è quindi costretto a cercare un’ampia coalizione per governare, rendere possibile il ritiro da Gaza e da una parte della Cisgiordania e per puntare a definire unilateralmente le frontiere di Israele entro il 2010.
La sua leadership non sembra in discussione e gli israeliani gli danno fiducia.
Al ministero della difesa, Olmert nomina il laburista Amir Peretz, un ex sindacalista che non viene dall’esercito. Cosi’ i due posti chiave del governo sono appannaggio di due personalità che non hanno un passato nell’ambiente militare e che pero’ si ritroveranno, pochi mesi dopo, a prendere importanti decisioni sul fronte bellico.
Nel mezzo di una delle piu’ gravi crisi con i palestinesi, si riaccende anche il fronte nord: il 12 luglio, due soldati israeliani vengono rapiti dagli Hezbollah mentre pattugliano la frontiera libanese. Israele risponde immediatamente con la forza: il giorno dopo comincia una guerra devastante.
Olmert si pone come obiettivo l’annientamento di Hezbollah, oltre alla necessità di rendere sicuro il confine con il Libano e di ottenere il rilascio dei due militari sequestrati.
I bombardamenti continuano per 34 giorni, ma l’esercito non è in grado di proteggere la popolazione del nord d’Israele.
Gli Hezbollah riescono a lanciare 4000 missili contro la Galilea obbligando un milione di persone a scappare o a nascondersi nei rifugi.
158 israeliani, tre quarti dei quali sono soldati, perdono la vita. I feriti sono circa 2000. Ben piu’ pesante il bilancio delle vittime libanesi: i morti sono oltre 1200.
Il 14 agosto la tregua pone fine alle ostilità senza che i due militari rapiti siano stati liberati. L’altro obiettivo, indebolire Hezbollah, è lontano dall’essere realizzato.
Il 30 aprile il verdetto della commissione Winograd è senza appello: il premier ha dato il via alla guerra in maniera troppo affrettata e senza un piano militare adeguato.