ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Ieltisin è morto nell'oblio

Lettura in corso:

Ieltisin è morto nell'oblio

Dimensioni di testo Aa Aa

Borìs Ieltsin, ovvero colui che ha regalato la libertà ai russi, come soleva dire il suo successore, Vladìmir Putin. Allontanato dal potere nel 1999, per quanto controversa, la sua figura resterà imprescindibile nella storia della Russia.

Nato negli Uràli, nel 1931, da una famiglia di agricoltori, si laurea in ingegneria. Fa prima carriera in un grande complesso industriale e poi nel partito, a cui si iscrive nel 1968. Entra nel comitato centrale del PCUS e diventa il numero uno della sezione moscovita.

Presto però lo accusano di essere troppo duro, di decimare i quadri dirigenziali, soprattutto se rivali. Franco e diretto, non sa tacere. Si oppone spesso alle gerarchie ufficiali, ai dogmi ingessati, all’ipocrisia del partito. Nel 1990 dà le dimissioni. Ma la sua ascesa non si ferma. Nel giugno del novantuno è il primo presidente votato direttamente dal popolo. Ad agosto il colpo di stato dei conservatori gli dà l’occasione di presentarsi quale grande difensore del Parlamento. Decine di migliaia di persone lo sostengono attorno alla Casa Bianca e ai tank dei golpisti.

Subito dopo la repressione del colpo di Stato, al Parlamento obbliga Gorbaciòv a leggere la lista dei nuovi ministri. Un’umiliazione pubblica che consacra Ieltsin. I due anni successivi al crollo dell’Unione Sovietica mostreranno ai russi che anche con un nuovo eroe la vita resta dura. Le proteste aumentano, sino al settembre del 1993: Ieltsin scioglie le camere e convoca le elezioni. I deputati si ribellano, lui manda i carri armati contro la Casa Bianca. Una tragedia costata almeno 150 vite umane.

Il che non priva Corvo Bianco né della popolarità né del sostegno degli alleati occidentali. Gli stessi che alla fine del 1994 preferiscono considerare un problema interno la campagna militare per domare la Cecenia. La guerra dura ventun mesi , per le truppe russe è un massacro, decine di migliaia di morti.

Gli occidentali chiudono un occhio, la si considera una questione interna. E dall’interno crescono le critiche. La satira ha un nuovo bersaglio: il presidente è stanco, malato, ma anche su di giri, incline agli eccessi.

Nel giugno del 1996 si lancia in un’altrettanto scatenata campagna elettorale: il popolo russo non lo delude, rivota il suo presidente che balla e beve come un russo qualunque. Viene rieletto ma, battuti gli avversari politici, si scontra contro un altro nemico: il cuore. Finisce l’anno in ospedale, gli vengono applicati svariati by-pass. Pochi mesi dopo è polmonite. Sempre più spesso costretto a ricoveri, sempre meno presente al Cremlino; ancor meno all’estero.

L’opposizione dice che non è più in grado di tenere le redini del Paese. Lui resiste e cambia governi in serie. Ieltsin è sotto attacco anche sul fronte giudiziario, con lo scandalo Mabetex. I russi tendono a pensare che in fondo non sia colpa sua ma dei cattivi consiglieri.

Forse Eltsin avrebbe dovuto mollare le redini prima e uscire a testa alta. Baratta le dimissioni con l’immunità, e affida la Russia alle mani, capaci, di un certo Vladìmir Putin. Un’uscita di scena di basso profilo per chi, odiato-amato, mezzo ribelle-mezzo eroe, non ha lasciato indifferente nessuno, tantomeno la Storia.