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Nicolas Sarkozy: sicurezza e meritocrazia per rilanciare la Francia in crisi

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Nicolas Sarkozy: sicurezza e meritocrazia per rilanciare la Francia in crisi

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Nicolas Sarkozy non ha mai nascosto che l’obiettivo finale della sua carriera politica è l’Eliseo: e fin qui, almeno metà della strada l’ha fatta. Accede al secondo turno, e il suo sogno è ormai a portata di mano. Ambizioso, pragmatico, iperattivo, popolare: Sarkozy chiamò a raccolta le truppe nel novembre 2004, quando fu nominato presidente dell’UMP, il partito al governo.

Nel contempo, tornava al ministero dell’interno: un ministero strategico non solo per la gestione della politica nazionale e degli equilibri governativi, ma anche per le future elezioni: perché la sicurezza è un tema particolarmente caro ai francesi, e quel ministero diviene dunque la miglior tribuna per imporsi all’attenzione. Sarkozy, poi, ama farsi vedere tra la gente, e ama proporre soluzioni concrete ai bisogni.

Figlio di un esule ungherese e di un’avvocatessa, divorziati quando lui aveva quattro anni, Sarkozy è cresciuto a Neuilly, alle porte di Parigi. Studente poco brillante, avrebbe voluto diventare giornalista, è diventato avvocato. Ma la vera passione è la politica, sin dalla fine degli anni ’70. A 28 anni è già sindaco di Neuilly, poi farà un lungo percorso all’ombra di Chirac, prima di ritrovarselo faccia a faccia.

Nel ’95, il suo appoggio alla candidatura di Balladur viene considerato un tradimento. Ma sarà lo stesso Chirac a offrirgli il ministero dell’interno, sette anni più tardi. Sarkozy propone fermezza in materia di sicurezza e immigrazione, ma sul piano internazionale è difficile inquadrarlo: mischia dosi di protezionismo e di libero mercato, è atlantista ma contro la guerra in Iraq.

Per lui l’ideologia vale poco, quel che conta è l’idea. E così, per salvare un’Europa bloccata dal “no” al trattato costituzionale, ne propone una versione ridotta ai minimi termini. Per ora ha vinto su tutti i fronti: quello personale, con il ritorno della moglie, e quello politico, con la sconfitta di tutti i suoi rivali nel partito, a cominciare da Dominique de Villepin e Michèle Alliot-Marie.

Sarkozy ha potuto contare su un sostegno forte da parte della base del partito: per i militanti dell’UMP, è lui il solo, l’unico candidato della destra. E tutti i gerarchi del partito non hanno avuto scelta: si sono allineati, e alla fine hanno anche loro sostenuto il candidato Sarkozy.