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Intervista a Sylvie Goulard autrice dell'Europa per gli ignoranti

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Intervista a Sylvie Goulard autrice dell'Europa per gli ignoranti

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Ex consigliera di Romano Prodi durante il suo mandato presidenziale alla Commissione europea, insegnante in una scuola media di Bruges et nella facoltà si Scienze politiche, Sylvie Goulard è oggi a capo del Movimento europeo Francia.

Il suo ultimo libro: “L’Europa per gli ignoranti”

Quest’attivista non demorde, vuole convincere i cittadini europei dell’importanza dell’Unione.

EuroNews: Ha appena pubblicato “l’Europa per gli ignoranti “… lo consiglierebbe alla classe politica francese e soprattutto ai candidati alle elezioni presidenziali?
Ha detto, per esempio, che i politici parlano dell’Europa in modo discontinuo…

SG: Non so se é giusto trattarli da ignoranti…hanno comunque dell’esperienza..cio’ che é certo invece é che la questione europea non occupa il posto che merita, né nella campagna presidenziale, né nelle preoccupazioni dei politici e nemmeno nell’attualità del paese.

EuroNews: Il loro timore é forse legato al “no” francese alla costituzione europea? I candidati potrebbero avere paura di mostrare troppe ambizioni europee?

SG: Penso di si ma la domanda puo’ anche essere fatta nell’altro senso. Penso che il “no” sia dovuto alla nostra classe politica visto che era la stessa già due anni fa.
Ci vuole coraggio per farsi portavoce del messaggio europeo, completo della sua ricchezza, diversità e difficoltà.. questo coraggio i nostri politici non l’hanno dimostrato due anni fa e non lo dimostrano ora.
Devo dire che non si é capito cosa i francesi abbiano voluto dire con il loro “no”.
Il “no” francese riunisce posizioni diverse che vanno dal rifiuto della globalizzazione alla volontà di sovranità di destra. Non esiste dunque una risposta a questa preoccupazione.
Particolarmente rivelatrice in questa campagna é l’ignoranza delle realtà economiche del mondo moderno. Ci sono persone che cercano di cantare delle ninna-nanne, provano ad addormentare i francesi, dir loro che si puo’ continuare a spendere, oppure che lotteremo contro la concorrenza, che convinceremo i nostri vicini a intraprendere una politica sociale o una politica da campioni industriali per le quali comunque non esiste oggi una maggiornaza europea. Che lo si deplori o meno.
Le posizioni prese da certi candidati sulla realtà mondiale sono dunque del tutto folli!
Circa 8 su 12 sono totalemente incapaci di affrontare dignitosamente un pubblico internazionale.
Tra quelli un po’ piu’ seri si notano comunque dei segnali preoccupanti… quando dico che il loro pensiero é discontinuo mi riefrisco per esempio al fatto di andare a Bruxelles e dire tante belle parole sull’Europa e poi tornare in Francia e criticare la Commissione per la politica concorrenziale.
E’ una tipica incoerenza difficile da giustificare davanti ai nostri compagni.

EuroNews:Che cosa si aspetterebbe da un futuro, una futura presidente riguardo all’Europa?

SG: In primo luogo una prova di coraggio. Si sono tirati la zappa sui piedi nel 2005. Anche quelli che hanno votato “no” e che speravano cambiare l’orientamento europeo non hanno guadagnato nulla.
Lo status quo é l’unica cosa di cui siamo sicuri.
Ovvero la sicurezza ci ç data dal punto piu’ criticato da coloro che trovavano l’Europa troppo liberale..non hanno fatto altro che rafforzare il campo nemico!
Il “no” ha fatto comodo a tutti gli ultra liberali d’Europa e anche a tutti gli scettici.
In secondo luogo il futuro presidente dovrà riconciliare i francesi con l’economia del mercato. L’aspetto piu’ preoccupante del voto 2005 é infatti il sostanziale rifiuto del trattato di Roma.
Sono critiche contro una politica concorrenziale che ha i suoi difetti ma anche i suoi pregi.
Il dibattito economico francese, che é ormai diventato una caricatura, deve cessare immediatamente.
E’ la credibilità del nostro paese che é messa in gioco e non solo in Europa ma nel mondo intero.

EuroNews: Che cosa annuncia per il futuro? A cosa dobbiamo aspettarci riguardo alla ridistribuzione dei ruoli sullo scacchiere europeo? La Francia potrà, dovrà, mantenere l’influenza avuta nel passato?

SG: Non dissocio mai l’influenza francese da cio che vogliamo per l’Europa.
E’ assurdo parlare dell’influenza francese come se l’unico obbiettivo fosse lottare contro una specie di mostro spaventoso che si trova a Bruxelles e che ce l’ha con noi!
La Francia era all’origine del progetto, e se é dunque un’energia positiva per il suo proseguimento e che questo continua a essere favorevole ai nostri interessi e valori restando compatibile anche con le posizioni altrui allora si.
Ma l’influenza per l’influenza nazionale é un controsenso a Bruxelles.
Come possiamo allora avvicinarci ai nostri partner?
Penso che i francesi abbiano delle cose da dire, ci sono infatti dei solidi argomenti nelle loro critiche alla globaliyyayione e al capitalismo attuale.
E’ legittimo porsi delle domande sulla ripartizione delle ricchezze, sulla maniera di imporre il capitale rispetto al lavoro, sulla libera circolazione delle persone per evadere le tasse in Europa.. ci sono dei veri argomenti sociali.
Bisognerebbe solo che i francesi, se vogliono essere ascoltati dai loro vicini, pongano i problemi in modo meno caricaturale.

EuroNews: La Francia va male perché ha ferito l’Europa?

SG: No, penso che la Francia vada male per diverse ragioni.
Credo che non ci sia un suffciente ricambio della classe politica.
Sono rimasta particolarmente colpita quando ho paragonato la durata di vita dei nostri politici con quella dei politici degli altri paesi.
Da nessuna parte ho trovato un dirigente che fosse gia sulla scena politica negli anni 70 come invece é il caso in Francia.
Nelle nostre assemblee parlamentari e nelle collettività locali il numero di donne e di giovani provenienti dalle onde di immigrazione é del tutto ridicolo. La Francia ha veramente bisogno di rinnovarsi.
Dovrebbe anche realizzare che il mondo é cambiato, che la lingua francese non é piu quella di una volta… Ma il nostro paese ha ancora delle cose da dire e dovrebbe essere ascoltato quando si esprime, possibilmente in modo meno brutale di quanto abbia fatto nel 2005.