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Polemica per le interviste pagate ai marinai britannici sequestrati in Iran

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Polemica per le interviste pagate ai marinai britannici sequestrati in Iran

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E’ polemica, nel Regno Unito, per le interviste a pagamento rilasciate da alcuni dei 15 tra marinai e marines britannici tenuti prigionieri per 13 giorni dagli iraniani. Fa discutere in particolare il racconto di Faye Turney, unica donna del gruppo, autrice di una lettera che criticava i governi di Londra e Washington per aver scatenato la guerra in Iraq.
“Quando mi hanno costretto a scrivere quella lettera mi sono sentita come una traditrice della Nazione” ha detto al giornalista di Itv.
La decisione del ministero della difesa di consentire la vendita al migliore offerente delle memorie dei soldati è stata molto criticata. Dubbi sono stati sollevati anche sul contrasto tra le immagini diffuse dagli iraniani e i racconti di maltrattamenti subiti dai militari.
A scagliarsi contro le interviste pagate sono i familiari dei soldati morti in Iraq. Come Sally Veck, la cui figlia Eleanor Dlugosz, 19 anni, è stata uccisa da una bomba fatta esplodere al passaggio del convoglio militare.
“Non sarebbe mai diventata una commessa o un’impiegata – dice -. Voleva essere una donna d’azione, e lo è stata”.
Sally Veck, come altri familiari di giovani vittime della guerra, fanno notare che quando si compie il proprio dovere come militare, non è morale trarre un guadagno dal racconto delle proprie esperienze.