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Tensione a Timor Est a una settimana dal voto

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Tensione a Timor Est a una settimana dal voto

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Timor Est è stata scossa da scontri e violenze, a meno di una settimana dalle elezioni presidenziali, che si terranno lunedì 9 aprile. A Dili, la capitale, si sono affrontati sostenitori dei due principali candidati: l’attuale primo ministro Jose Ramos Horta e il presidente del parlamento Francisco Guterres.

I caschi blu, principalmente australiani, cercano di evitare che la situazione degeneri ancora una volta nel paese, già teatro di sanguinosi scontri nel ’99, dopo il voto per l’indipendenza, e precipitato nuovamente nel caos meno di un anno fa. Timor Est, ex colonia portoghese, poi occupata per un quarto di secolo dall’Indonesia, è indipendente dal 2002. Resta il paese più povero dell’Asia, nonostante le sue risorse naturali.

Su questo ha centrato la campagna elettorale l’attuale premier Ramos Horta, che ha dichiarato guerra alla povertà: promette di sfruttare le riserve di gas e petrolio per migliorare la qualità di vita della popolazione, giovane e affetta da una disoccupazione cronica.

Premio Nobel per la pace, grazie al suo impegno contro l’occupazione indonesiana, Horta è il favorito ma gli elettori potrebbero anche optare per il cambiamento. Ha buone chance dunque anche il presidente del parlamento Guterres, uno dei leader storici del partito Fretilin, che attualmente ha la maggioranza.

Visto il malcontento generale e la disillusione della popolazione, l’attuale presidente Xanana Gusmao ha rinunciato a ripresentarsi. Lunedì voteranno mezzo milione di persone, metà della popolazione. Per i risultati si dovrano aspettare tre giorni.