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In Ucraina dietro le crisi, strategie di potere

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In Ucraina dietro le crisi, strategie di potere

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Solo qualche settimana fa, ai microfoni di Euronews il presidente ucraino Yushenko non nascondeva il forte dissenso che lo opponeva al suo premier Viktor Janukovic sul sistema di difesa antimissile americano.

Un dettaglio dietro il quale si celano le differenze di due schieramenti che vorrebbero avere mano libera per controllare il Paese.

Il presidente della Duma russa Boris Grislov spiega che la battaglia per il potere ha scatenato un vero e proprio confronto tra le parti. Confronto che si consuma non solo nelle sale dei bottoni ma anche in piazza.

Nel novembre del 2004, in seguito alla denuncia di frode dell’opposizione scesa in piazza, la Corte suprema annulla l’esito delle presidenziali. Consente un secondo voto che porta alla vittoria Viktor Yushenko.

Allora descritto dai media occidentali come pro-occidentale e europeista, presta giuramento nel gennaio del 2005 e designa come premier Ioulia Tymochenko, figura controversa della politica ucraina.

Il connubio dura poco.

Sullo sfondo di accuse reciproche di corruzione, a settembre Yushenko la sfiducia. L’Ucraina è considerata un ponte tra Mosca e Occidente, un perno tra Unione europea e Russia e una zona neutrale tra Russia e Nato. Si dice che nel 2004 il contributo di organizzazioni nordamericane abbia avuto avuto un ruolo fondamentale nella rivoluzione arancione.

Nel 2006, tutto cambia. A marzo Yushenko subisce una dura sconfitta alle legislative. Il partito delle regioni di Yanukovich, ottiene 186 seggi su 450. Il partito di Julia Timoshenko registra il miglior risultato per la coalizione arancione.

A luglio a Yushenko non resta che iniziare le consultazioni con il suo peggior avversario. Un mese dopo i due ex rivali firmano un patto d’unità nazionale, in cui il presidente accetta di avere come premier Yanukovic.

Dietro i dissensi per il processo di integrazione alla Nato, caldeggiato più da Yushenko che da Yanukovic, si cela una vera e propria lotta di potere che ha portato fino alla crisi attuale.

A gennaio, il parlamento vota la legge che riduce i poteri di controllo del presidente sul governo.

Malgrado i due veti presidenziali, la legge passa.

Tropo per Yushenko che ha sciolto l’assemblea e indetto nuove elezioni.