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Più di cento cadaveri arrivano sulle spiagge dello Yemen dopo essere buttati a mare dagli scafisti

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Più di cento cadaveri arrivano sulle spiagge dello Yemen dopo essere buttati a mare dagli scafisti

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Un cadavere su una spiaggia dello Yemen. È uno dei cento uccisi dagli scafisti giovedì scorso mentre stavano effettuando la traversata del golfo di Aden. Le circostanze della tragedia sono state riferite all’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati dai 350 sopravvissuti partiti due giorni prima dalla Somalia. “È gente brutale. Ci hanno colpiti e ci hanno costretti a saltare in mare – spiega Nour Barreh Abdi -. Ma fortunamente siamo riusciti a raggiungere la spiaggia”.

Questo è solo l’ultimo episodio di violenza. Le Nazioni unite parlano di 262 morti o dispersi dall’inizio dell’anno. Gli scafisti stipano le imbarcazioni fino all’impossibile. Al minimo segno di rivolta cominciano i colpi con mazze di ferro e di legno, le coltellate e gli stupri. “Arrivano in questa clinica con segni di morsi, e anche ossa fratturate a causa delle botte”, dice il dottor Hussein Ahmed Salem.

Quando i viveri e l’acqua cominciano a scarseggiare decine di persone vengono gettate nelle acque infestate di squali. “Quando eravamo nei pressi delle coste ci hanno buttato a mare – dice una ragazza somala -. Arrivati sulla spiaggia siamo rimasti scioccati, c’erano decine di cadaveri”. I sopravvissuti finiscono in questo campo profughi yemenita di Kharaz. Nel paese il 90% dei profughi sono somali. Ci sono anche bambini e neonati ormai rimasti orfani.