ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

"Le confessioni di Guantanamo non legali"

Lettura in corso:

"Le confessioni di Guantanamo non legali"

Dimensioni di testo Aa Aa

Guantanamo ancora al centro del dibattito pubblico. Stavolta si tratta di una serie di confessioni che non convincono i più e tanto meno gli specialisti giudiziari che avanzano dubbi sul modo in cui sono state ottenute. Per questi detenuti, che godono dello status speciale di nemici-combattenti sono stati istituiti tribunali speciali.

È qui che potrebbe essere giudicato Kaled Cheick Mohamed, che la settimana scorsa ha confessato di essere la mente dell’11 settembre. Per un esperto, la sentenza è decisa prima ancora che si apra il processo. “Il verdetto è deciso ancora prima che il detenuto entri in un’aula. Questi è trattato come nemico- combattente, e queste corti giudiziarie, ridicole, hanno come solo obiettivo quello di provarlo”.

Confermare che si tratta di nemici-combattenti a qualsiasi costo, con qualsiasi mezzo e soprattutto lontano da un normale processo giudiziario. Il parere di un esperto nella tutela dei diritti dell’uomo. “È patetico, direi quasi patologico, il modo in cui l’amministrazione Bush ha cercato di tenere questi detenuti lontani da una vera aula di tribunale e da un avvocato. Uno: perché è evidente che sono stati torturati, e per di piû il presidente Bush sapeva. Non solo, sembra si apartito dall’alto l’ordine di utilizzare la tecnica di asfissia detta di waterboarding. E comunque le confessioni fatte sotto tortura non sono legalmente valide”.

Dall’altra parte della barricata si invoca una necessità storica dovuta alla guerra contro il terrorismo. Un ufficiale di Guantanamo. “Fra 50 anni si parlerà di Guantanamo e si dirà: l’America ha fatto la cosa giusta. L’ha fatta malgrado le critiche, perché era la cosa giusta”. Quattordici nemici-combattenti dovranno comparire davanti a questi tribunali. La Prigione di Guantanamo ne ospita in tutto 395.