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Il processo di pace in Medioriente torna in cima all'agenda internazionale

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Il processo di pace in Medioriente torna in cima all'agenda internazionale

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Il governo d’Israele sta riprendendo in considerazione un piano di pace che aveva scartato nel 2002. Che le cose si stiano muovendo nel senso di una risoluzione del conflitto lo dimostra non solo la visita del segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ma soprattutto la spola che il capo della diplomazia americana Condoleezza Rice sta facendo in questi giorni tra israeliani e palestinesi.

L’Onu ha proposto di organizzare un summit regionale che veda la partecipazione dello Stato ebraico, dell’Autorità nazionale palestinese e di vari Paesi arabi. Il progetto che si vorrebbe riesumare, proposto a suo tempo dall’Arabia Saudita, prevede che Israele si ritiri dai territori occupati a partire dal 1967.

Ma sgomberare gli insediamenti israeliani sarebbe tutt’altro che facile. Addirittura i quattro minori che sono stati smantellati nel 2005 continuano ad essere causa di tensioni. Proprio ieri un gruppo di attivisti di destra ha inscenato la rioccupazione di quello di Homesh.

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha definito l’iniziativa una scampagnata. E ai militari, schierati per evitare scontri con i palestinesi, è pronto a dare l’ordine di cacciare i manifestanti con la forza. La loro opposizione a qualsiasi operazione di ritiro, però, resterà.