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"Qualcosa si muove in Europa", Jacques Delors

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"Qualcosa si muove in Europa", Jacques Delors

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L’Europa un anno fa era “in coma leggero”, ma adesso qualcosa “sembra muoversi”: è moderatamente ottimista Jacques Delors, ex presidente della Commissione, uno dei padri dell’idea del mercato unico e dell’euro. Lo abbiamo incontrato, poco prima di una tappa storica per l’Unione, che festeggia mezzo secolo di costruzione europea.

EuroNews – Stiamo per celebrare il Trattato di Roma, come vi sembra lo stato di salute dell’Europa a 50 anni?

Jacques Delors: “Il bilancio è ampiamente positivo, perchè abbiamo creato uno spazio di pace e soprattutto di comprensione reciproca e di cooperazione tra i paesi, e non era una cosa evidente allora, e non lo è al giorno d’oggi. In secondo luogo, invece di arrivare a dei bracci di ferro diplomatici ogni volta che c‘è una difficoltà nelle relazioni economiche, commerciali tra i nostri paesi, ora disponiamo di regole dettate dal diritto. E questo è unico al mondo: sono paesi sovrani che esercitano assieme una parte della loro sovranità, seguendo le regole stabilite dal diritto. Infine, per quanto riguarda la fase dei 50 anni… Tutti i nostri paesi sono stati stimolati dalla prospettiva di un mercato comune e hanno potuto non solo ricostruirsi, ma anche modernizzarsi e adattarsi… Tuttavia ancora una volta – perchè è già successo nel corso della sua storia – l’Europa ora è in una fase di crisi”.

EuroNews – Come rilanciare l’Unione europea oggi? Con politiche sociali?

Jacques Delors: “Ci sarà senza dubbio una dimensione sociale da chiarire, ma non è questo il problema. Il problema, ed è già successo nella storia dell’Unione, è che ci sono due linee: ci sono venti paesi che hanno accettato il Trattato, due che l’hanno rifiutato e cinque che guardano con un’attitudine fortemente euroscettica. Dunque oggi sarebbe pretenzioso da parte mia dire: “Ecco qui la soluzione miracolosa”, perchè la mia esperienza è che quando si è in una situazione tale, bisogna entrare nel dibattito, far muovere i paesi fermi sulle loro posizioni. Ed è nella discussione, poco a poco, che appare il compromesso. Un compromesso dinamico, non un compromesso che ci faccia tornare indietro in Europa”.

EuroNews – La politica del compromesso funzionava più o meno a 15, ma può funzionare a 27?

Jacques Delors: “Si perchè penso che, se si va avanti, se i due schieramenti si muovono, nessuno vorrà assumersi la responsabilità del perdurare della crisi e ciascuno terrà conto della sua anzianità nell’Unione”.

EuroNews – D’accordo ma concretamente che cosa possiamo fare del testo costituzionale oggi?

Jacques Delors: “Se si dovesse ricominciare da zero, bisognerebbe tenere conto di quello che abbiamo visto durante la Convenzione: non è facile riconciliare tutti i punti di vista. Dunque non si può ricominciare da zero. Si dovrà piuttosto conservare certi elementi di questo progetto di trattato, non chiamarlo più Costituzione, perchè crea confusione, è una delle ragioni del No francese. Alcuni hanno creduto che l’Europa avrebbe avuto tutti i poteri, mentre per esempio la disoccupazione in Francia dipende dalla politica nazionale e non certo dall’Unione europea. In breve, bisognerà riprendere alcuni elementi…”

EuroNews – E se non si riesce a realizzare questa riforma, per far funzionare l’Unione europea a 27?

Jacques Delors: “A quel punto, se sfortunatamente dovesse essere così, i nostri capi di governo – che su questo hanno una certa esperienza – racconteranno delle favole ai cittadini, e a poco a poco l’Unione europea si disferà: le regole comuni saranno sempre meno applicate, perderemo il nostro dinamismo, la nostra capacità di difenderci nei grandi accordi commerciali. Avremo ancora il coraggio di aiutare di più i paesi più poveri, noi che siamo i primi per quanto riguarda lo sviluppo e gli aiuti umanitari? Penso che una lunga stagnazione si tradurrebbe come un passo indietro e non come un consolidamento di ciò che è stato finora acquisito”.

EuroNews – Che ne pensa della campagna elettorale per le presidenziali francesi e dello spazio accordato all’Europa nei discorsi e nel dibattito?

Jacques Delors: “Sono deluso, punto. Non ho nulla da aggiungere, tenendo conto della mia posizione.”

EuroNews – Serve un nuovo referendum in Francia?

Jacques Delors: “Sì, mi sembra di sì. Abbiamo chiesto l’opinione dei cittadini una volta, c‘è stato un grande dibattito e il No ha vinto, contrariamente alle mie speranze. E se ci sarà un nuovo Trattato, dovrà essere presentato ai francesi, perchè ne discutano. E’ il parallelismo delle forme, e questo ci obbligherà – è la democrazia – a spiegare e spiegare, ma anche ascoltare e ascoltare”.

EuroNews – L’Europa è davvero in panne oggi, o è un’esagerazione dire così?

Jacques Delors: “Un anno fa, avevo parlato di coma leggero, ma alla fine mi rendo conto che il Consiglio europeo, cioè i capi di Stato si sono messi d’accordo su alcuni elementi a medio e lungo termine sulla politica dell’energia. E questo prova che c‘è qualcosa che si muove ancora, qualcosa che gira.”