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Pil Crauer: le riforme europee erano da fare prima

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Pil Crauer: le riforme europee erano da fare prima

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Pil Crauer è uno scrittore svizzero di lingua tedesca, un vecchi amico di EuroNews: poeta, autore di testi teatrali, vive tra Lucerna e la Provenza, A quest’intellettuale europeo, che non è un cittadino dell’Unione, abbiamo chiesto il suo punto di vista sull’Europa. Come altri intellettuali non ama le celebrazioni ufficiali del 50 anniversario del Trattato di Roma. Certo, dice, è importante ma cio’ che conta è concentrarsi su quello che resta da fare. Come la costituzione o la riforma delle istituzioni troppo spesso rinviate

Pil Crauer: Era una questione da risolvere quando l’Unione era formata da 12 o 15 stati membri. La riforma era all’ordine del giorno sia sotto la presidenza tedesca come sotto quella francese, ma i due paesi hanno preferito concentrarsi sui problemi interni. E oggi l’Europa o meglio l’Unione Europea vive condizionata dai capricci dei gemeli Kascinsky in Polonia, da radio Maria o dal Pentagono quando si tratta di prendere decisioni sulla natura della stessa Europa

EuroNews: Quando lei dice che l’Europa non riesce a parlare con una voce sola si riferisce probabilmente alla politca estera

P.C.: Ci troviamo di fronte a una situazione nella quale l’Europa è ridicola almeno dal punto di vsita politico.Quanto in Italia governava Berlusconi, in Spagna Aznar la politica era piuttsto orientata verso Washington: stesso discorso per la Gran Bretagna. E cosi per i paesi dell’Europa orientale.
Credo che si tratti di un malinteso: i paesi dell’Europa dell’est non volevano entrare nell’Unione, ma piuttosto fa parte degli Stati Uniti d’America. E’ ovvio che prendano i soldi dell’Europa ma poi li spendano come è il caso della Polonia con gli aerei americani

E.: Due momenti hanno marcato la storia dell’Unione: il primo cinquant’anni fa il Trattato di Roma e poi il ritorno dei paesi dell’Europa orientale. La riunificazione europea non è stata allora un malinteso

P.C.: Il ritorno dell’Europa orientale non è stato certo un malinteso: basta pensare all’ Ungheria. un paese molto europeo il cui parlamento parlava in latino fino al 1918. Ma la cosa piu’ importante da dire è che l’Europa porta con sè non pochi soldi e forse si è perso il senso del pragmatismo. A mio parere bisogna prendere delle decisioni fondamentali per non dipendere dai decision makers extra europei quando si tratta di rivolvere i problemi europei. Tutto cio’ è preoccupante: non dico che tutto va male, ma è certo che la politica ha perso non poche occasioni

E.: Abbiamo già parlato del ruolo dell’Unione Europea sullo scacchiere internazionale, un ruolo molto difficile: i problemi non mancano tra questi una radicalizzazione del dibattito internazionale e all’interno della stessa Unione

P.C.: Il riferimento al terrorismo è esatto e si tratta di un tema che non dipende certo da Bruxelles, ma piuttosto dell’atteggiamento degli Europei, degli individui. Osservo con una certa preoccupazione che il fanatismo religioso, è questa la causa principale del terrorismo, al quale non diamo una risposta dettata dalla riflessione. Il che provoca non poche preoccupazioni: non c‘è infatti una risposta al fanatismo religioso o a un qualsiasi tipo di fanatismo. Ci si limita a sottolineare il nosstro modo di essere europei come dire che anche noi abbiamo un problemaed è molto meglio perchè è europeo”

E.: Torniamo al Trattato di Roma: si tratta di un inzio, dopo la guerra, si contavano i morti, ma oggi con quale occhio lo si puo’ guardare? Si tratta solo di un sogno?

P.C.: L’Europa si è autodistrutta con queste guerre odiose. Siamo tutti abitanti dello stesso continente, uno spazio cosi’ piccolo. No, non credo proprio si tratti di un sogno, o qualcosa di romantico Oggi è invece necessario che noi agiamo in maniera pragmatica in grado di potere dare dei risultati concreti: l’importante è di potere prendere delle decisioni sulle questioni europee importanti