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Quattro anni di guerra e l'Iraq resta in una morsa di sangue

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Quattro anni di guerra e l'Iraq resta in una morsa di sangue

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L’Iraq non accenna ad uscire dalla spirale di violenze. Il giorno del quarto anniversario dall’inizio della guerra voluta dagli Stati Uniti, le autorità irachene hanno impiccato il vice presidente dell’ex regime baathista, Taha Yassin Ramadan. E’ l’utlima di una serie di condanne capitali cominciata con la morte del rais, il 30 dicembre. Poi l’esecuzione di Barzan al Tikriti, il fratellastro di Saddam e poi Awad al Bandar, l’ex presidente del Tribunale rivoluzionario.

Ramadan è stato seppellito a Tikrit, accanto all’ex presidente. A notte fonda l’esecuzione. Poi è bastato attendere poche ore prima che scoppiasse la dose quotidiana di violenze. 16 i morti a Baghdad, una cinquantina i feriti. La capitale irachena è al centro delle preoccupazioni della Casa Bianca che ha adottato a febbraio una nuova strategia per il Paese. Un’operazione congiunta con le truppe irachene, prevede il dispiegamento di 90 mila soldati.

Il quartiere caldo resta Sadr City, dove è scattata un’operazione di sicurezza: si cercano casa per casa le armi degli insorti. Risultati positivi ci sono: sei volte meno i civili uccisi rispetto al mese scorso. Ma in febbraio era stata una strage con quasi 1500 vittime.