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L'Iraq a quattro anni dall'inizio della guerra

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L'Iraq a quattro anni dall'inizio della guerra

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Miseria estrema e degrado, come attestano le fogne a cielo aperto di Sadr City, caratterizzano la roccaforte sciita di Baghdad, uno dei quartieri piu’ poveri della capitale irachena.

Idan Hizam abita nella casa dei suoi genitori insieme alla moglie e ai loro quattro figli. Si mantiene con qualche lavoretto , ma quattro anni dopo la caduta di Saddam non ha ancora trovato un impiego fisso. “Sono stato licenziato dalla polizia nel febbraio del 1985 e da allora nessuno mi offre un lavoro”, racconta. “Sono invalido e la mia famiglia dipende da me. Mio fratello e’ stato giustiziato durante il regime di Saddam Hussein mentre io ho subito menomazioni”.

In quella casa, di appena tre stanze, vive anche la famiglia della sorella di Idan: sette persone in tutto. Vivono li’ da quando sono stati costretti ad abbandonare la loro abitazione in un quartiere sunnita, a causa delle violenze che insanguinano ormai quotidianamente la convivenza di musulmani sunniti e fedeli sciiti.

“Siamo scappati dalla nostra casa dopo che abbiamo visto uccidere mio fratello e dopo le torture inflitte a mio padre, che è rimasto paralizzato”, spiega Zaman Tallal, nipote di Idan. “Questo è il figlio di mio fratello. Viviamo coi nonni, che sono molto poveri”.

Povertà, disoccupazione, degrado delle infrastrutture e dei servizi pubblici e insicurezza, sono la normalità per la maggior parte degli iracheni, molti dei quali sono anche vittime di pulizia etnica. E’ il caso di Umm Abdul Wahab, di religione sunnita, che ha dovuto lasciare la casa nel quartiere sciita di Tobji. Ha già fatto diversi traslochi. Suo marito, dopo 10 anni trascorsi nell’esercito di Saddam, si ritrova senza stipendio e senza lavoro. La donna dice di aver dovuto ritirare sua figlia dalla scuola perche’ rischiava di essere rapita o uccisa. “Come si puo’ sentirsi al sicuro? Ho paura quando i miei figli sono fuori casa, ma che cosa posso fare? Adesso lavorano, fanno le pulizie, e viviamo con quello che guadagnano”.

Le prospettive di vita per l’iracheno medio non sono migliorate rispetto a quando la popolazione subiva repressioni sotto il regime di Saddam. Ovunque regna l’insicurezza e per molti il futuro rappresenta ancora un’incognita che fa paura.