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Cinquant'anni di Ue. Parla Geremek

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Cinquant'anni di Ue. Parla Geremek

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Alla viglia dei festeggiamenti per il 50esimo anno del trattato di roma che ha dato vita all’unione europea Euronews ha intervistato il professor Bronislaw Geremek deputato europeo dal 2004 e negli anni 80 consigliere dell’ex presidente polacco Lech Walesa. Considerato uno dei piu’ insigni uomini politici polacchi, è stato anche ministro degli affari esteri dal 1997 al 2000, ed europei. Attulmente il professor Geremek insegna alla Sorbona.

Christophe Midol-Monnet European Affairs Editor, Eurones: Buongiorno Professor Geremek. Prima domanda: cosa avete fatto il 25 marzo 1957?

Bronislaw Geremek Parlapenmtare polacco: Penso spesso a quel momento, cercando di ritrovare quelli che erano i miei sentimenti di polacco pieno di speranze. Non conoscevo il trattato di Roma. Per me era il ’56 il momento storico per tutta la regione. A giugno del ’56 c‘è stata la prima rivolta di Poznan. Poi a novembre l’insurrezione di Budapest, il cambio di potere in polonia e l’arrivo di Gomulca al potere. Quello che è successo a Roma un anno piu’ tardi, quindi, era molto lontano da noi. L’importanza storica del 1957 la vedo ora che sono cittadino dell’Unione europea.

D: Pensa che gli europei siano sulla vostra lunghezza d’onda. Voglio dire: pensate che le celebrazioni saranno fatte nello stesso modo attraverso tutta l’Unione europea?

R: Mi piacerebbe che fosse cosi’. Voglio dire: che ci fosse la stessa percezione dell’importanza storica del Trattato di Roma a est e ovest dell’Europa. Ma è piu’ facile riunire delle economie e delle amministrazioni che unire delle memorie. Il momento dell’anniversario del Trattato di Roma è l’occasione per far incontrare delle memorie. Robert Schuman non aveva dubbi sul fatto che l’integrazione europea dovesse passare anche dai paesi del’Europa centrale e orientale. E lo ha detto. Ha detto che al momento non sono ancora pronti ma che ci sarà un posto per loro. E questo si è realizzato piu’ tardi.

D:Celebrare 50 anni di d’integrazione economica non è in qualche modo nascondere l’emergenza di un’Europa politica?

R: Quando si leggono le dichiarazioni dei padri fondatori, quando si leggono quelle di Paul Henry Spaak in preparazione del Trattato di Roma e la dichiarazione di messina, si vede che la visione politica è sempre presente. Il progetto di di comunità europea non è un progetto economico. E’ un progetto politico per eccellenza.

D:Pensa dunque che la l’energia e la ricerca possano essere i nuovi pilastri di questa unone europea del 21esimo secolo dopo il carbone, l’acciaio e l’agricoltura degli anni ’50 e ’60?

R:Oggi ne sono piu’ sicuro che mai. L’ultimo consiglio europeo del 7-8 marzo sul clima per la prima volta ha parlato in termini concreti. E’ la regola del “tre volte venti”: nel 2020 con il 20% delle economie concentrate sul consumo dell’energia e il 20% di energie rinnovabili. E’ un bel progetto. Ed e’ un progetto che ha una forza d’attrazione per le nuove generazioni. Ma anche per quelle piu’ anziane, vi assicuro, è appassionante.

D: E’ un progetto piu’ difficile da sviluppare a est o a ovest?

R: sono lieto che mi abbiate fatto questa domanda perchè mi frullava in testa da tempo. Noi siamo un paese in via di sviluppo e tutti i paesi ex comunisti hanno perso un periodo della loro esistenza per niente. Dobbiamo recuperare strada. Come per le energie rinnovabili. Che vuol dire tecnologia. ma la tecnologia è cara e noi non siamo in grado di pagarla. Alla luce di questo i singoli paesi non possono avere politiche egoistiche. Questa è la mia conclusione.

D: direbbe oggi che la polonia è piu’ attenta che in passato ai diritti fondamentali?

R: No, non possiamo ancora dirlo. lo vediamo ancora adesso con un governo che ha tendenze autoritarie, nazionaliste e conservatrici che si piega alla volontà degli alleati della coalizione, due dei quali rappresntano posizioni estremiste. Per questo motivo l’Europa non potrà essere soltanto una buona zia che aiuta solo quando ci sono difficoltà, ma deve essere un punto di riferimento per i valori, per certi standard politici e per i diritti dell’uomo.

D: c‘è un altro dibattito che si affaccia a proposito della memoria collettiva europea: è quello di mettere sullo stesso piano i crimini comunisti e quelli nazisti. Qual‘è la sua posizione?

R:Credo che la condanna di entrambi sia una necessità per l’avvenire dell’Europa. Altrimenti l’Europa non avrà solidi punti di riferimento. I regimi totalitari devono essere condannati in maniera chiara. I genocidi praticati da questi regimi devono essere condannati come tutti gli altri genocidi. Io ho anche la mia storia personale che mi fa capire la differenza tra quei due regimi totalitari. Mi ricordo nel 1945 mentre guardavo gli eserciti polacco e russo entrare insieme cacciando i tedeschi. Ero felice, perché vedevo la liberazione. Era un esercito che ricevevo come un’armata di liberazione. Questo non cambia la mia opinione e la mia condanna del regime totalitario, l’uno e l’altro, bruno e nero da una parte e rosso dall’altra, nel caso dell’impero sovietico.

Grazie mille professor Geremek.