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La nuova rivoluzione cinese: arriva la proprietà privata

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La nuova rivoluzione cinese: arriva la proprietà privata

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Cambiano i tempi e cambiano le rivoluzioni. Anche in Cina. Lasciata alle spalle quella popolare e messa nel cassetto quella culturale, la “Terra di mezzo” si prepara a quella della classe media.

La legge appena approvata dal parlamento di Pechino che consente la proprietà privata, almeno nelle aerre urbane, rischia di avere profonde implicazioni sullo sviluppo economico del paese. Secondo gli economisti darà un forte impulso allo sviluppo della classe media. Già da ora è un passo in piu’ nella strada verso un capitalismo occidentale.

Nel 2006 la Cina ha registrato un prodotto interno lordo di 1.800 miliardi di euro. Il salario medio di un lavoratore è di 900 euro all’anno. nelle città la classe media rappresenta ormai il 22% della popolazione. Per farne parte bisogna guadagnare almeno 6mila euro all’anno.

Al momento, spiega una ricerca di McKinsey, l’economia dei consumi della Cina è circa quella dell’Italia. Ma nei prossimi due anni si aggiungerà un’Italia ogni anno. L’italiano medio spende ogni anno 11.511 dollari in beni di consumo, contro i 543 dollari di un cinese. Ma è il divario fra il numero di persone che fa la differenza.

E cosi’ sarà, secondo gli esperti, anche per la proprietà privata. Piu’ di 300 milioni di cinesi nei prossimi 10 anni si sposteranno nelle grandi città. Almeno 100 conglomerati urbani avranno piu’ di 3 milioni di abitanti.

Tutti pronti a riempirsi le tasche quindi? Non proprio. La nuova legge esclude dalla proprietà privata le aree rurali dove attualmente vivono 750 milioni degli oltre 1 miliardo di cinesi. Senza contare che riduce i benefici fiscali per le aziende straniere.