ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Polonia: polemiche sulla legge per l'autodenuncia

Lettura in corso:

Polonia: polemiche sulla legge per l'autodenuncia

Dimensioni di testo Aa Aa

Varsavia cerca di diradare le nebbie del passato comunista, con metodi che tuttavia destano non poche polemiche. Una nuova legge prevede che 700 mila professinisti, nati dopo il ’72, giornalisti e insegnanti compresi, dichiarino ufficialmente se hanno collaborato o no con la polizia segreta del regime. Andrzej Geber, corrispondente della tv pubblica polacca a Strasburgo: “In questo settore, le persone hanno una responsabilità – il giornalismo è il quarto potere – dunque non è così male dichiarare: “No, non ero un collaboratore”.

La legge è opera dei fratelli conservatori Kaczynski, al potere dal 2005, che, diciassette anni dopo la caduta del regime comunista, intendono chiudere nella trasparenza questa pagina della storia polacca. Ed evitare così nuovi casi clamorosi come quello di Stanislaw Wielgus, nominato arcivescovo di Varsasia e poi costretto a dimettersi, una volta emerso il suo passato di spia.

Anna Slojewska del quotidiano Rzeczpospolita: “Ci sono alcune informazioni, alcuni file, alcune accuse che vengono pubblicate di volta in volta, così anche molti che erano contro questo tipo di azioni anni fa, ora ammettono che bisogna farlo: bisogna aprire tutti i documenti, controllare. Per le persone che sono colpevoli, ma anche per gli innocenti, che sono stati accusati sulla base di informazioni false. E prima lo facciamo meglio è”.

Sebbene chi riconosca di avere collaborato in teoria non rischia nulla, molti in Polonia trovano la legge un’inutile umiliazione. All’Università di Varsavia alcuni professori hanno annunciato che non si piegheranno alla legge, boicottata anche da diversi giornalisti di fama.

L’eurodeputato liberale polacco Bronislaw Geremek: “Non penso che la buona soluzione sia costringere a questo atto di sottomissione un insegnante, che deve insegnare la verità, o un giornalista che deve dare informazioni e interpretazioni in piena libertà”.

La nuova legge estende un obbligo che finora valeva solo per deputati, senatori, ministri, magistrati e alti funzionari. Una volta svolte le verifiche, di cui è incaricato l’Istituto nazionale della memoria, chi ha dichiarato il falso rischia dieci anni di sospensione dalle sue funzioni.