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Ancora sangue a Baghdad, mentre da Londra Blair dice: "Non è guerra civile"

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Ancora sangue a Baghdad, mentre da Londra Blair dice: "Non è guerra civile"

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Ancora sangue a Baghdad. Un duplice attentato suicida ha fatto una decina di morti e più di venti feriti, a dispetto degli accresciuti sforzi di Washington per contenere la violenza, almeno nella capitale irachena. Un’autobomba è esplosa vicino a un posto di blocco nel quartiere a prevalenza sciita di Karrada, uccidendo otto militari iracheni e ferendo numerosi civili. Altre due vittime in un quartiere sunnita.

E’ l’ultimo bilancio di una giornata pressochè ordinaria in Iraq e che ha visto le forze armate britanniche impegnate in un’operazione da commando a Umm Qasr, nel sud del paese. Seguiti dalle telecamere dei giornalisti, hanno perquisito un’abitazione a caccia di un gruppo di insorti, che però non sono stati trovati.

Un buco nell’acqua, proprio mentre il premier britannico Tony Blair, in un’intervista televisiva, stava difendendo le ragioni della guerra, combattuta a fianco degli Stati Uniti. A ridosso del quarto anniversario dell’inizio della campagna irachena, l’inquilino di Downing Street ha dichiarato che l’Occidente deve “smettere di sentirsi in colpa per aver tentato di fare la cosa giusta”.

Ha poi detto di non considerare guerra civile quella in corso in Iraq, imputando le violenze nel paese ad un “ridotto numero di estremisti”. Un primo parziale ritiro delle truppe di sua maestà dovrebbe iniziare in estate. L’associazione non governativa Iraq Body Count stima che siano tra 53 e 59 mila i civili iracheni uccisi dall’inizio della guerra, nel marzo 2003.