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Prodi: "Non butteremo a mare di Dico"

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Prodi: "Non butteremo a mare di Dico"

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Uscito indenne dalla crisi di governo, il presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, è pronto a rimettersi al lavoro. Il peggio è alle spalle: Senato e Camera gli hanno riconfermato la fiducia. Ma i nodi restano: in politica estera l’estrema sinistra non la pensa come la maggioranza della coalizione. Ma c‘è un’altra priorità: la riforma della legge elettorale, per evitare che si ripetano situazioni come quella appena risolta. Non tutte le crisi, peró, vengono per nuocere…

Romano Prodi, presidente del Consiglio italiano: “É stata una crisi salutare, ha molto riunito la nostra coalizione e si ricordi che il fatto che noi non abbiamo perso mai il voto di fiducia, riconfermando gli stessi voti che abbiamo avuto il primo giorno, dà a noi una grande capacità di attrazione”

Luis Rivas, direttore di EuroNews: “Ci sono ancora dei temi, che saranno discussi la prossima settimana o nelle prossime settimane, che possono mettere di nuovo in pericolo la sua coalizione…”

Romano Prodi: “É chiaro che parla della missione in Afghanistan. Ma ci saranno piú di 300 voti a favore su 350. Io credo che, qualsiasi siano i comportamenti, il problema non si pone”

Luis Rivas: “In Italia tutti, o quasi, sono d’accordo sulla necessità di riformare il sistema elettorale. Ma ispirandosi a quale modello? Un sistema uninominale a due turni come in Francia? Un sistema proporzionale con qualche ritocco come in Spagna? Un sistema come quello tedesco che favorisce la maggioranza senza dimenticare i piccoli partiti?

Romano Prodi: “Io guardo a un sistema in cui il cittadino si possa esprimere e che garantisca la governabilità. Oggi come oggi questo non è possibile, perchè non c‘è l’accordo. Quindi io sto cercando un accordo ampio, perchè il sistema elettorale si modifica solo con ampiezza. Sono abbastanza flessibile, ma non voglio rinunciare a un obiettivo chiaro: ripeto, che il cittadino si esprima, che vi sia una governabilità e nella mia concezione politica anche due poli che garantiscano l’alternanza del sistema”.

Luis Rivas: “Vi sembra giusto che dei piccoli partiti che non hanno molti voti abbiano questa capacità di bloccare un governo”?

Romano Prodi: “Non è giusto ma è la storia italiana. La Costituzione e la legge elettorale sono nate non per garantire la governabilità ma per garantire l’espressione piú pluralistica possibile dopo il fascismo. E cosí siamo rimasti. Non è neanche giusto che abbiamo due camere identiche in cui ogni legge deve essere approvata in modo identico nelle due camere, se c‘è una piccola differenza va da una camera all’altra. Questo è il peso della nostra storia. Ed è per questo che voglio cambiare la legge elettorale”.

Luis Rivas: “Crede sia piú serio partecipare alle missioni umanitarie, come l’Italia ha fatto in Iraq, Libano e Afghanistan, solo come forza umanitaria, o anche come forza militare, pronta a usare le armi, come americani e inglesi?

Romano Prodi: “Io ritengo serio partecipare alle missioni in cui le Nazioni Unite prendono la decisione. Ritengo serio rispettare gli obblighi con i propri alleati. Ma le missioni di pace come quella che noi abbiamo organizzato in Libano hanno un ruolo fondamentale nell’aspetto della pacificazione civile. Naturalmente è chiaro che siccome si svolgono in situazioni di conflitto, i soldati vanno armati e, in caso di necessità, devono usare le armi”.

Luis Rivas: “A proposito di alleati: l’Italia non ha ancora chiesto ufficialmente l’estradizione dei 26 agenti della Cia accusati di aver partecipato al rapimento dell’iman egiziano Abu Omar. Come pensa di risolvere questa querelle diplomatico-giuridica”?

Romano Prodi: “In questo caso la decisione non è ancora stata presa, anche perchè abbiamo, in questa materia, chiesto chiarimenti, di fronte ad alcuni aspetti giuridici, alla Corte costituzionale. Certo che ho trovato abbastanza strano, prima che noi prendessimo una posizione, che da parte americana sia venuta una dichiarazione che in ogni caso non estraderanno nessuno”.

Luis Rivas: “Una delle grandi novità del vostro programma erano i Dico, una forma di legittimazione giuridica delle coppie omosessuali o eterosessuali. Qualcuno dice che questo progetto è stato sacrificato. All’estero si scrive e si pensa che il potere del Vaticano sia davvero enorme. Davvero il Vaticano ha un’influenza cosí forte sulla politica italiana”?

Romano Prodi: “Sui Dico…prima di tutto il progetto che è stato lungamente esaminato, studiato, è un progetto che non viola assolutamente i fondamenti della famiglia. É un progetto in cui vengono riconosciuti alcuni diritti e quindi è un progetto che non si situa fuori dalla tradizione italiana. Il governo non è che lo abbia buttato a mare: ha fatto il suo progetto. Ora è di fronte al Parlamento, dove ci sono altri nove progetti, quindi ci sono dieci progetti. Quindi sarà il Parlamento a esaminare quale e se mandare avanti un progetto tra questi. Il compito del governo è finito sotto questo aspetto”.

Luis Rivas: “A proposito della forza del Vaticano: è solo un clichè oppure….”?

Romano Prodi: “Certamente c‘è una lunga tradizione di rapporti piú stretti, perchè geograficamente ci sono rapporti piú stretti fra lo Stato e la Chiesa in Italia, ma questo non tocca assolutamente la laicità dello stato italiano, come anche riconosciuto dal Concordato”.

Luis Rivas: “C‘è una nuova forma di patriottismo che qualcuno definisce patriottismo industriale. Per esempio quando l’italiana Enel cerca di entrare nel capitale di Suez, Parigi la blocca. Quando la tedesca E.On cerca di acquistare una parte della spagnola Endesa, Madrid interviene. Fino a che punto lo stato puó intervenire nelle scelte economiche di società semiprivate”?

Romano Prodi: “Prima di tutto: Lei mi dice un nuovo patriottismo, questo è vecchio, è la storia d’Europa. Io ho cominciato i miei studi di economista analizzando proprio questo fenomeno, tra l’altro credo di essere stato io a usare per la prima volta il termine di campione nazionale. In altri campi ogni tentativo di questo genere sarebbe fallito. Adesso siamo ancora in una fase di transizione in cui qualche fusione transnazionale viene ostacolata e qualche altra no. Io aspetto, spero e spingo perchè si abbiano sempre meno ostacoli pubblici alla formazione di un vero mercato europeo. Per far questo in modo completo ci vorrebbe piú forza da parte delle istituzioni europee. Qui siamo a una contradizione: non si vuole, o per lo meno si è molto paurosi, che ci sia una politica economica europea e poi ci si lamenta quando i singoli paesi interferiscono su problemi di questo tipo”.

Luis Rivas: “A proposito della crisi di Airbus…Airbus è un esempio di cooperazione economica, ma certamente anche politica…”

Romano Prodi: “É nato come progetto politico, sta diventando sempre piú industriale. Quello che sta avvenendo in questi giorni è sostanzialmente il timbro del passaggio da una strategia politica a una strategia industriale. Cioè in poche parole Airbus si sta razionalizzando di fronte alla concorrenza di Boeing ed è obbligata quindi a chiudere stabilimenti, a fare ristrutturazioni, licenziamenti, a riorganizzazioni che prima era riuscita a evitare soprattutto perchè nacque come un forte accordo politico. Adesso si va comportando sempre piú come un’azienda”.

Luis Rivas: “Grazie presidente”