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Lituania e Europa nord orientale: la scommessa nergetica

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Lituania e Europa nord orientale: la scommessa nergetica

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La questione energetica: è questa la grande sfida per i governi di tutti i Paesi europei. Caso più che mai significativo, quello della Lituania. Entro il trentuno dicembre due mila nove Vilnius dovrà fermare Ignalina, reattore che data dell’epoca sovietica. Un passaggio che già era previsto nel trattato di adesione con Bruxelles. In vista dell’abbattimento delle emissioni di Co2 cui l’Europa punta entro il 2020, il Paese Baltico è determinato però a investire ancora una volta sull’energia dell’atomo.

Deividas Matulionis, Direttore del Dipartimento per le politiche economiche al Ministero lituano degli Affari Esteri:

“A mio avviso il nucleare è la sola opzione commerciale verosimile per affrontare il problema delle emissioni di Co2. Altre ipotesi sono più care e dunque il rilancio del nucleare è essenziale”.

In cantiere c‘è la costruzione di due nuove centrali che, almeno nei progetti, dovrebbero essere operative nel 2015. Un ambizioso investimento da 6 miliardi di euro che trasformerebbe la Lituania nel “traino energetico” per i Paesi baltici e la Polonia. Valdas Adamkus, Presidente lituano:

“Vogliamo essere fra i primi ad assicurare questo tipo di energia non soltanto per lo sviluppo del nostro Paese, ma anche per condividere e vendere l’energia ai nostri vicini”.

La scommessa valica i confini della Lituania. Da un lato c‘è la forte dipendenza dell’intera regione dalle risorse energetiche fossili: il 60%, ad esempio, dei consumi polacchi. Dall’altro l’altrettanto significativa dipendenza dalle importazioni russe. Poi la questione del gasdotto sottomarino del Baltico progettato da Russia e Germania, che taglia fuori tutta la zona.

Eugeniusy Smolar, analista di Varsavia:

“Quello che è successo con la sospensione delle forniture di gas dall’Ucraina e quest’anno dalla Bielorussia ci ha aperto gli occhi. Non si tratta del cosiddetto pregiudizio della Polonia verso la Russia. E’ un discorso nell’interesse della nostra sicurezza”.

Le future politiche energetiche dei Paesi Baltici devono poi fare i conti con il già complesso panorama europeo. Nel quale sono a confronto posizioni divergenti. In primis quelle di Francia e Germania: la presidenza tedesca punta alla riduzione del 20% di emissioni entro il 2020 come obiettivo “vincolante” per tutti i Paesi. Un’idea non condivisa da Parigi.