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L'Europa della ricerca insegue gli Stati Uniti

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L'Europa della ricerca insegue gli Stati Uniti

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L’americano John Mather ha vinto il Premio Nobel per fisica nel 2006 con uno studio che conferma la teoria del Big Bang, mentre il suo connazionale Roger Komberg si è aggiudicato quello per la chimica. Per Komberg il Nobel è un po’ una storia di famiglia. Nel 1959 il padre Arthur si era aggiudicato quello per la medicina.
Due esempi che mostrano il primato degli Stati Uniti nella ricerca. Tra il 1966 e il 2006 gli Usa si sono sono aggiudicati 216 Nobel.
Tutti insieme i paesi dell’Unione europea hanno raccolto 69 premi Nobel, in prima linea la Gran Bretagna, e la Germania. La ricerca europea continua ad essere relativamente forte in matematica, fisica e medicina, ma perde terreno per quanto riguarda settori emergenti come le bio e le nanotecnologie. A fare la differenza sono soprattutto i finanziamenti. Secondo quanto rivela uno studio dell’Unesco, l’Europa è la terza regione al mondo per spese dedicate alla ricerca.

Gli investimenti scientifici nel Nord America, rappresentano il 37% delle spese per la ricerca a livello globale, 31,5% per la regione Asiatica che ha scavalcato l’Europa ferma al 27, 3%.

A frenare la crescita del settore scientifico in Europa è soprattutto l’assenza di investimenti privati sostanziosi, nel 2001, l’industria europa ha contribuito a coprire il 56% delle spese, quella giapponese invece ha pagato quasi il 70%.

Per frenare la fuga di cervelli, l’Unione si è fissata un obiettivo ambizioso, investire il 3% del suo prodotto interno lordo nella ricerca, un obiettivo che ancora sembra lontano ai professori europei.
Nel 2004, l’Unione ha investito 1,92% del suo Pil, contro il 3, 15% del Giappone e il 2,59% degli Usa.