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Afghanistan anno zero

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Afghanistan anno zero

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A cinque anni dal lancio dell’operazione Enduring Freedom, la situazione in Afghanistan è lontana dall’essere tornata alla normalità. La situazione irachena ha distratto l’opinione pubblica. A ripuntare i riflettori su Kabul, l’ultimo vertice dei ministri della Difesa della Nato, tenuto all’inizio di febbraio a Siviglia, in cui si sono invitati gli stati membri a rinforzare truppe e mezzi, per far fronte alla nuova offensiva taleban prevista per la primavera.

In pochi hanno assecondato la richiesta malgrado le precisazioni fatte dal segretario generale Nato Jaap de Hoop Scheffer.

“Più finanziamenti, più uomini saranno usati per l’addestramento dei locali, più mezzi saranno donati all’esercito e alla polizia. L’Alleanza creerà le migliori condizioni per la ricostruzione e lo sviluppo”.

Se Gran Bretagna, Danimarca e Polonia hanno annunciato il rinforzo del proprio contingente, altri paesi membri frenano. Tra cui l’Italia.

A fine luglio, la staffetta militare ha visto la coalizione guidata da Washington cedere il comando delle operazioni su tutto il territorio afghano alla Nato. A settembre, con l’arrivo di altri 12 mila militari, in maggioranza americani, gli effettivi dell’Isaf la forza internazionale, sono passati a quasi 35 mila.

E’ soprattutto contro quest’ultimi che sono diretti gli attacchi terroristici. Stando a un rapporto pubblicato a dicembre dal governo di Kabul nel 2005 si registravano più di 130 attacchi contro la Nato, passati a 600 nel 2006.
Sempre l’anno scorso si sono avuti almeno 3700 morti tra gli afghani, fra questi almeno 1000 civili sono stati uccisi nel corso di operazioni militari.