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Iraq: inchiesta sulla battaglia di Ramadi e le violenze sessuali


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Iraq: inchiesta sulla battaglia di Ramadi e le violenze sessuali

La giustizia deve funzionare anche in Iraq: è il messaggio che tentano di dare le autorità irachene ed americane, nel bel mezzo delle polemiche per vari episodi di violenza. Le autorità militari americane hanno aperto un’inchiesta sulla battaglia di Ramadi, promettendo di far luce sull’episodio: per ora riconoscono l’uccisione di una dozzina di insorti, ma secondo fonti irachene i morti sarebbero 26, e tra questi ci sarebbero donne e bambini. Alcuni giornalisti hanno visto estrarre dalle macerie i corpi di un bambino e un adolescente. La battaglia di Ramadi si è conclusa con l’intervento dell’aviazione, che ha bombardato gli edifici nei quali si erano asserragliati i ribelli: ma c’erano, a quanto pare, anche i civili.

Il venerdì di preghiera è stato caratterizzato anche dalle forti polemiche per due casi di violenza sessuale che sarebbero stati perpetrati da soldati iracheni, sciiti, ai danni di altrettante giovani sunnite. La magistratura ha avviato due inchieste, ma gruppi che si ritengono legati ad Al qaida promettono già vendetta.

Condannato invece a 100 anni di carcere militare, da una corte marziale americana, uno dei quattro marines che violentarono una ragazzina irachena ed uccisero lei e la famiglia. Paul Cortez si era dichiarato colpevole, ed aveva indicato i complici: così, ha evitato la condanna a morte.

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