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È il 3°governo Prodi a cadere sotto i colpi di Prc

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È il 3°governo Prodi a cadere sotto i colpi di Prc

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Non era ancora rientrato da Bruxelles che già in molti indicavano in Prodi l’unico uomo in grado di unificare la sinistra italiana e di portarla alla vittoria. Terminato il mandato di presidente della Commissione europea nel 2004, il suo ritorno in Italia è quasi coinciso con l’inizio di una lunga campagna elettorale. Che alla fine l’ha visto vincente.

Ma la vittoria di misura alle politiche del 2006 ha obbligato Prodi a portare sul carro dei vincitori le correnti più radicali della sinistra italiana. Conciliare gli interessi di una coalizione così eterogenea si è mostrato da subito un compito arduo. E la caduta, prossima, era presagita da molti.

Primo fra tutti Silvio Berlusconi, che non l’
ha mandato a dire.

“Non credo che questi signori saranno in grado di governare a lungo. Sarà una parentesi, una interruzione del nostro cammino verso la libertà e il progresso”.

Berlusconi aveva visto lontano.

È la terza volta che Prodi cade sotto il ricatto di Rifondazione comunista.

La prima volta fu nel 1997. Rifondazione vota contro la finaziaria. È crisi.

L’incarico di formare un nuovo governo viene affidato ancora a Prodi che cade, sempre sotto i colpi di Rifondazione, nell’ottobre del 1998.

Ieri la crisi è stata causata dall’astensione al voto sulla politica estera del governo di un senatore di Rifondazione e di un fuoriuscito dei Comunisti italiani, che non votando hanno fatto mancare il quorum perché la mozione della maggioranza passasse.

Ma il malessere della coalizione era manifesto da tempo. Da un lato i centristi che frenavano sui Dico, le unioni di fatto, dall’altro la sinistra radicale che chiedeva il ritiro immediato delle truppe dall’Afghanistan e opponevano il no netto all’allargamento della base Nato di Vicenza.

A Prodi non è rimasto che rassegnare le dimissioni.